Severino Federico - Piccolo Dio Etrusco - Terracotta dipinta - 2000 - GAMeC CentroArteModerna di Pisa - Show Room / Spazio Espositivo

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Severino Federico - Piccolo Dio Etrusco - Terracotta dipinta - 2000

Artisti Italiani|Scultura

  • Severino Federico - Piccolo Dio Etrusco - Terracotta dipinta - 2000
    Severino Federico - Piccolo Dio Etrusco - Terracotta dipinta - 2000
Vecchio valore:2500.00EUR
Valore:1400.00EUR
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Una domada sull'opera?
Federico Severino è nato a Brescia nel 1953. Vive e lavora in Franciacorta (Brescia). Personalità complessa ed eclettica, Federico Severino si rivolge con passione agli studi di filosofia fino alla laurea, maturando contemporaneamente i suoi studi artistici da autodidatta.
Già nel 1974 si propone con una personale, recensita da Luciano Spiazzi ed Elvira Cassa Salvi, in cui affiorano i temi inquietanti e la straordinaria suggestione che caratterizzeranno la sua ricca produzione. Nel 1992 viene pubblicata la monografia a cura di Alberto Crespi e Fausto Lorenzi che documentano la produzione di Severino dal 1980 al 1992.
La sua opera porta l'impronta di una fervida capacità inventiva sorretta da una cultura approfondita capace di equilibrare le forti tensioni che la sottendono. La sua iconologia, che si accompagna a figure del mito e a figure del sacro, ha instaurato tra reale e immaginario uno stretto dialogo che - sviluppato coerentemente lungo decenni - ha ormai assunto lessico e ritmi ben distinguibili nel panorama della migliore scultura contemporanea.
L'attività artistica seguita attentamente dalla critica e dalla stampa nazionale ha dato anche ampio spazio alle tematiche del sacro con opere di grande impegno. Spazi pubblici, enti, collezioni d’arte pubbliche e private ospitano le sue opere. Sue opere sono in permanenza presso il CentroArteModerna di Pisa.
Sulla sua opera hanno scritto: F. Abbiati, L. Anelli, R. Bossaglia, E. Cassa Salvi, A. Chiappani, M. Corradini, A. Crespi, F. De Santi, E. Fontana, Janus, L. Lazzari, F. Lorenzi, G. Mascherpa, G. Mazzariol, M. Mojana, T. Paloscia, F. Piovani, G. Selvaggi, L. Spiazzi, G. Stella, D. Tamagnini.
Estratto Critico

Nei soggetti di Severino prevalgono oltre a temi direttamente metaforici che alludano al risvolto di sofferenza presente in ogni condizione umana , una serie di iconografie ricavate ai miti classici, le quali si affiancano ad immagini bibliche e cristologiche. In ciascuna di queste figurazioni si coglie potente l’impegno a evitare eufemismi anestetizzanti, per puntare sul terribile; dove non è detto non alligni la speranza e l’amore, ma non si fa posto ad aggraziate perifrasi. Tanto più appare interessante e creativa questa attitudine dell’artista quando egli si confronta con i repertori del mondo greco antico, con la tradizione culturale ci ha abituati ad associare immagini di elegante bellezza non c’è divinità o eroe che non sia visto da Severino nella crudeltà dello strazio o nell’amara impotente coscienza di uno spietato destino persino la fanciulla in processione reca nello sguardo un arreso sgomento. Il messaggio che l’artista ci invia, formulato con una perizia di mano da cui trae speciale persuasività, non è facile ma neppure eludibile; esprime la fiducia nella funzione dell’arte come testimonianza rivelatoria e in quanto tale va recepito. Se la Scultura ha un conto aperto con Severino, Federico ha anche lui un conto aperto con la scultura, e giorno dopo giorno assolve con tutto se stesso, a piene mani, mente analitica, occhio sicuro, il proprio compito di far da tramite nel rapporto non solo tra uomo e uomo facendone amare l’icona, intuire il portato di forza, saggiare brividi di bellezza ma anche tra l’uomo e il dio, suggerendo la necessità di un dialogo, accostandone i dubbi, amandone gli interrogativi.