Agosto - Settembre 2002 - "ARTISTI IN PERMANENZA: Rassegna di pittura, grafica, scultura"

E' allestita una mostra di opere pittoriche e grafiche e scultoree di artisti trattati in permanenza dalla galleria tra cui è doveroso ricordare (in ordine casuale):
G. Morelli, P. Lapi, A. Volpi, A. Bernardoni, A. Martini, E. Butturini, C. Marchi, G. Poli, G. Cerri, V. Muscatello, V. Shmagin, G. Tognoni, R. Barbuti, L. Massari, Dolfo, V. Fancelli, M. Cascella, R. Guttuso, O. Tamburi, A. Sassu, S. Fiume, R. Natali, F. Gentilini, M. Tozzi, A. Borgonzoni, G. Bardeggia, M.Schifano, e molti altri ancora.

Opera in esposizione di G. Morelli

Opera in esposizione di A. Volpi

Opera in esposizione di V. Shmagin



Settembre - Ottobre 2002 - FEDERICO ANSELMI: Il Senso segreto del colore

Federico Anselmi, scrive D. Carlesi nel testo critico del catalogo curato per l'occasione, è un artista che ha abbandonato definitamene la figurazione e vuole ogni giorno esprimersi solo attraverso il gioco dei colori. Verrebbe allora il desiderio di voler esaminare i motivi che indussero Federico Anselmi, dopo un non breve tirocinio figurativo, ad aprirsi alla fenomenologia dei colori esaminati nelle loro significative elaborazioni formali, mettendo così in gioco un complesso meccanismo di comunicabilità ambigua e pur esaltante, simbolica e psicologicamente indagabile. L'abbandono totale ai colori ha indotto l'artista alla perdita dell'originaria figurazione giungendo a caricare la gamma coloristica di straordinarie significazioni visive e psicologicamente suggestive. ... Anselmi lavora sulle tavole trattate con mestica e polveri di quarzo, preferendo ora questo ora quel colore (attualmente è innamorato dei blu), ascoltando Bach o Mozart, diluendo le emozioni in gialli granati verdi blu rossi, e usando anche le mani per la stesura dei pigmenti. A lui pare che le idee si tramutino direttamente in colori dell'arcobaleno e assecondino variazioni interne, con accensioni gialle che scalfiscono un blu ("Intarsio", 2001), oscillazioni marine che tremolano in filamenti obliqui ("Liquida oscillazione", 2001), un rosso che s'impone sul verde sottostante ("Tramonto sul verde", 2002), un giallo che sale per penetrare maliziosamente nel rosso ("Confine indaco", 2002), una sensualità accennata con un certo pudore ("Osmosi sensuale", 2002), e poi riflessi perduti, tensioni, sorgenti viola, sensazioni sottili, danze, vibrazioni verdi, continue tentazioni: tutti titoli che riconducono a fondali marini o a sorgenti infuocate di luce a cui Anselmi attinge nell'attimo della sua scelta inventiva. Catalogo in Galleria









Ottobre 2002 - GIORDANO GARUTI: Aria, Terra, Acqua e Fuoco

Giordano Garuti nasce a Modena nel 1930 e all’età di 12 anni si trasferisce a Cremona, dove tutt’ora abita e lavora. A soli 16 anni raggiunge il Belgio dove svolge un lavoro in miniera. Poiquello di tornitore in Sudamerica. Ma la sua vita romanzesca fatta di lavoripiù diversi lo fa approdare nel 1952, in Amazzonia. Qui si addentra nellagrande foresta, camminando per tre lunghi mesi, a piedi nudi, per raggiungere un villaggio di Indios Ciama, e qui diventa cercatore d’oro. Le vicende lo portano a partecipare alla rivoluzione socialista contro ilgoverno militare in Bolivia. Esplorando la montagna del Diavolo, «Il Niru», trova una costruzione monolitica con mura alte tre metri, nascosta fra unafitta vegetazione (questa città dell’impero Inca è stata scoperta ‘ufficialmente’ venti anni dopo, nel 1975, da due inglesi) attualmenteindicata dalle cartine «Ruinas des los Sincas». Ritornato a Cremona, dopo una breve sosta, Garuti va in Africa, nel 1969,per restare quattro anni nel Niger. Inizia a dipingere, organizza mostre e diventa collezionista di sculture primitive. Ritornato nella nostra città,svolge l’attività di restauratore e da autodidatta inizia ad apprezzare lagrande pittura del passato e ricerca in essa una sua personalità. Garuti è un poeta solitario raccolto nell’aura del silenzio del suo studioin via Fogarola.
Pittore surrealista-simbolista di grande intensità, ha elaborato il suo mondo fantastico dove abita la sua forte personalità. La sua formazione, quella di restauratore, appare evidente nelle grandi telecosì sapientemente strutturate. Gli effetti sconcertanti delle differentirealtà dei piani figurali delle sue composizioni, coinvolgono lo spettatorein una dimensione atemporale. L’innesto del metodo narrativo completa l’evoluzione in atto nellefigurazioni che giungono, a volte, fino all’astrazione. Dalla sua vividaimmaginazione risorgono mitici cavalieri antropomorfizzati con i lorocavalli, il tutto filtrato in un linguaggio personalissimo che ripercorre lanostra memoria storica. Questo spaesamento ci porta in un vortice di un viaggio iniziatico potentemente ricreato. Come in un sogno premonitore o inuna visione enigmatica, vediamo proiettarsi sulla tela immaginiapocalittiche dove passato, presente e futuro paiono fondersi prospettandol’essenza della vita. Garuti ha racchiuso in sè i valori più alti dell’uomoe proprio attraverso la sua arte comunica agli altri il suo immaginario. Lasua è un’arte visionaria e simbolica: entriamo nell’ambito degli enigmicolti di Picabia e di Magritte, nei giochi di ludica scomposizione linguistica saviniani. Cataloghi in Galleria











Ottobre 2002 - LUIGI SCALI: Percorsi visionari

Conosciuto a Pisa come pittore dall'arte spontanea e appassionata Luigi Scali con questa mostra a pochi mesi dalla sua scomparsa riceve finalmente un meritata vetrina e una adeguato riconoscimento artistico. Come ha scritto il critico pisano N. Micieli nel catalogo "Stati di Coscienza" , per giungere alla chiave di volta dell'opera di Luigi Scali, occorre travalicare l'osceno e il grottesco per individuare in sezione la complessità di una posizione esistenziale dominata dall'angoscia. Un'angoscia integrale, mai confortata da un approdo, neanche in quei paesaggi primordiali dove favolosi animali conducono esistenze cruente; o in quelle aperte di cieli costellati di pianeti e di astronavi che pure potrebbero essere veicoli di fuga verso la libertà del cosmo, per l'uomo dominato, sulla terra, da un destino di passione e di morte. Ma gli animali di Scali sono simboli delle tenebre: creature sotterranee e striscianti e demoni antropomorfi. I cieli sono preferibilmente notturni e stravolti, i prati sono lande desolate dove hanno luogo i sabba demoniaci. Ovunque compare la donna, simbolo dell'ambivalenza vita - morte: donna - caverna che protegge per divorare, donna - terra che nasconde la potenza generativa e distruttiva del fuoco. Cataloghi in Galleria







Novembre 2002 - VALENTIN TIMOFTE: Opere recenti

Le Opere di Valentin Timofte sono un riferimento preciso, non solo a quanto ci appare in quella che è la direzione del dipingere - il che vuol dire, ovviamente, un' area alquanto surreale - ma anche alle motivazioni di radici contenutistiche che vanno in profondità, fino all'emergenza di fatti strutturali chiamati anche Kafta, Liberty o Art-Decò.
E gli eventi del racconto, si attualizzano secondo archetipi, da cui derivano tutte quelle che sono le costruzioni formali e le architetture di opere ricche di emozioni e di motivazioni notevoli.
Ed ancora di più, ci sembra giusto richiamare l'attenzione su di un fatto importante, e cioè sull'aspetto totalizzante a cui deve sottoporsi il procedimento della lettura, in un susseguirsi di simboli e di immagini (anche mentali). ... Valentin Timofte è un pittore figurativo, ma i simboli e l'eleganza degli elementi decorativi di sapore orientale, rendono il quadro così ricco e prezioso da non sollecitare un'analisi verbale, perchè questa potrebbe, in qualche modo, inpoverirlo. Il linguaggio di questo artista rumeno è molto pulito e preciso e, come si diceva all'inizio, prezioso. I colori sono calibratissimi, la composizione - pur nella ricchezza di segni, elementi e motivi ornamentali - mantiene una sua unità e compiutezza.
Tutto questo rivela che alla base della pittura di questo artista c'è una grande perizia tecnica e una precisa volontà nel voler proporre immagini orientali che, però, non rispondono a mode o al recupero più o meno forzato dei simboli e della leggiadria dell'Oriente. (testo tratto dal catalogo "Valentin Timofte" Ed. Monti)
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Novembre - Dicembre 2002 - GUERRINO BARDEGGIA: Dipinti e Ceramiche

Nel periodo degli anni '50, Guerrino Bardeggia ha creato opere che illuminano con immediatezza sul suo atteggiamento nei confronti del mondo, che ci rivelano una profonda pietas. In questi disegni il Bardeggia, appena ventenne, si adopera per mostrare la solitudine dell'uomo, cogliendo motivi di ispirazione offerti al giovane artista dai contadini della sua terra, compresa fra la costa dell'Adriatico e le colline del Montefeltro.
Molte opere sostengono una denuncia contro ogni ingiustizia a difesa della dignità umana, denuncia tuttavia distante da quella esposta in un certo realismo allora in voga, ma pervasa da un sincero amore cristiano che mette al centro i valori dell'uomo. Il messaggio cristiano sarà una costante lungo tutta la carriera artistica.
Non si può però etichettare l'opera di Bardeggia e confinarlo in un movimento preciso, ma le analogie con l'espressionismo astratto sono semplicemente l'indicazione di un punto di arrivo della sua vicenda, come si può notare nelle opere più recenti dove l'elemento figurativo va sempre più dissolvendosi per favorire un flusso cromatico che libera l'emozione. Sono questi dipinti che ci parlano della natura, attraverso luci, colori, segni che hanno come unico ingrediente lo stupore davanti ad un frammento della realtà naturale.
Esiste anche un Bardeggia scultore, dove l'ispirazione si alimenta delle stesse tensioni e meditazioni della pittura. E' tempo di guardare il Bardeggia, consapevoli di trovarci di fronte ad una autorevole presenza nel campo dell' arte moderna italiana, ammirando la qualità e l'intensità del suo messaggio.
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Dicembre 2002 - FRANCO CECCHINI: Opere recenti

Gli originali e quanto mai unici bassorilievi dipinti e mosaici in legno di Cecchini sono oggetti fabbricati e quanto più la forma astrae dal riferimento di natura e si avvicina al puro gioco segnico e cromatico informale, tanto più essa si sviluppa dall'interno di un minuzioso lavoro artigianale che non lascia spazio all'improvvisazione e alla filosofia dell'action - painting. Mosaici di colori, intarsi e incisioni, studio della levigazione del legno, fino alla stesura cromatica, alla ceratizzazione, alla patinatura. L'opera non è solo idea ma realizzazione. Qui homo ludens e homo faber, artista e artigiano, si sono finalmente riconciliati. L'artista è colui che fa l'opera d'arte. Nelle sue opere la precisione dell'intarsio, che richiama alla mobile arte della miniatura, si fonde con il senso del movimento e fluidità: il particolare, come in un'armonia di elementi geometrici, compone così il suono del colore e del disegno. L'opera diventa musicale e la decorazione acquista il significato di compiuta forma artistica, dandoci la sensazione di essere davanti a campiture segniche più profonde rispetto alla somma degli elementi decorativo - cromatici che osserviamo. Ciascun tassello di legno diviene un elemento fondamentale del puzzle mentale di questo artista, e riempie un frammento di vuoto fino a definire in concetto finale in una sua compiutezza e pienezza ideale nello spazio della tavola. Grazie alla freschezza ed immediatezza dei suoi lavori, Cecchini negli ultimi anni, non ha tardato ha ricevere prestigiosi riconoscimenti e segnalazioni ed ancora più importante l’interesse di numerosi critici e galleristi italiani e stranieri (recente una sua personale a New York)..
(catalogo "Franco Cecchini - Visione come decorazione, decorazione come visione" testo di G.Bovecchi)
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Gennaio - Febbraio 2003 - "GRAFICA D'AUTORE: OPERE SCELTE"

La rassegna ordinata per il secondo anno da Massimiliano Sbrana direttore responsabile del CentroArteModerna raccoglie in maniera irripetibile opere grafiche (litografie, acquarelli, serigrafie, xilografie, incisioni) dei maggiori artisti contemporanei, tra i quali dobbiamo ricordare:
P. Annigoni, A. Borgonzoni, A. Bueno, R. Bussotti, G. Cantatore, M. Cascella, M. Maccari, S. Fiume, A. Fremura, F. Gentilini, R. Guttuso, G. Migneco, R. Natali, U. Nespolo, A. Possenti, D. Purificato, A. Sassu, M. Schifano, O. Tamburi, L. Viani, T. Zancanaro ed altri ancora.
In esposizione inoltre una selezione di opere pittoriche di: R. Natali, A. Volpi, D. Migliorini, A. Borgonzoni, P. Lapi.





Febbraio - Marzo 2003 - "OSCILLAZIONI CONTEMPORANEE: 3a Rassegna di Pittura e Scultra"

Giunta alla sua terza edizione Oscillazioni Contemporanee come sua consuetudine rivolge l'attenzione verso il grande patrimonio di creatività degli artisti che per diversità di indirizzo e di ricerca, per pluralità di linguaggi e di tecniche, rappresentano una consistente realtà nel panorama odierno dell‘arte contemporanea. Una vetrina questa che consente agli artisti invitati anche di mettersi alla prova, di incontrare la loro sensibilità con le tendenze e il giudizio del pubblico più vasto.Ed ecco che allora questo eterogeneo gruppo di artisti (Roberto Barbuti, Gerardo Barletta, Alessandro Lonzardi, Maria Prodi, Claudio Semino, Ryoma Shirai) sono come sempre di grande valore ed interesse, a testimonianza di una proposta di qualità e di una scelta artistica selezionata che fa del CentroArteModerna un vero e proprio punto di riferimento per tutti coloro, e sono molti, che amano l’Arte.
Roberto Barbuti è attualmente professore universitario presso il Dipartimento di Informatica dell’Università di Pisa. Ha sempre subito il fascino della scultura, ma solo nell’ultimo decennio ha deciso di perfezionare, da autodidatta, la propria formazione artistica, aiutato dai consigli di alcuni noti artisti . Ha trovato nella terracotta la materia a lui più congeniale.
Gerardo Barletta nato nel 1966, si è poi laureato in Topografia Antica presso l'Università di Pisa in cui vive e lavora. La pittura oramai è divenuta un punto centrale della sua ricerca culturale, spaziante dall’archeologia e beni culturali alla lettura, alla musica.
Alessandro Lonzardi è nato a Cervia (RA) nel 1964 dove lavora ed abita. Le sue opere, inquadrabili più in un ambito concettuale che figurativo, vogliono rappresentare precisi momenti e sensazioni che l’artista individua ed elabora, in modo che ne rimanga traccia.
Maria Prodi nasce a Trieste nel 1959. Laureata in filosofia, si è poi diplomata all'Accademia d'Arte "Pietro Vannucci" di Perugia. La sua è una pittura di analisi, che raccoglie, che investiga, che interroga del reale le luci, le cose, i volti, ma anche pittura di accadimenti emotivi, stesure, contrasti cromatici, tratti che si imbevono di esperienze interiori.
Claudio Semino è nato a Genova nel 1951, dove si è diplomato al Liceo Artistico Statale. A coronamento di un suo personale percorso artistico è nata con gli inizi degli anni novanta una nuova attività espositiva, concretizzatasi con una m oderna rilettura della pittura italiana del Gotico e del Rinascimento ed in definitiva di quell’arte universale che ha caratterizzato la cultura italiana nel mondo.
Ryoma Shirai nasce a Kanagawa (Giappone) nel 1974. Finito gli studi all'Università d’Arte di Tokyo ha svolto stage formativi presso importanti aziende giapponesi. Nel 1998 si trasferisce a Firenze per approfondire le tecniche del restauro ed affinare la sua arte anche presso noti laboratori di restauro.
Catalogo in Galleria o scaricabile in formato pdf (942Kb compresso) cliccando qui Catalogo OnLine

Un momento dell'inaugurazione

Un momento dell'inaugurazione

Roberto Barbuti

Gerardo Barletta

Alessandro Lonzardi

Maria Prodi

Claudio Semino

Ryoma Shirai





Marzo 2003 - "MARIO PERILLO: Opere recenti"

Mario Perillo nasce a Salerno 1953 consegue il diploma di Maturità d’arte applicata nel 1973 presso l’Istituto d’arte A. Apolloni di Fano. Disegno dal vero e decorazione pittorica sono subito le sue grandi passioni, insieme allo studio di pittori ed artisti d’origine classica e romantica italiani, francesi, inglesi, olandesi.
La necessità di imparare a dipingere non fa “saltare” Perillo nell’arte dei nostri giorni, ma fin dalle sue prime esposizioni pittoriche (1978 - 1979) si denota uno sforzo notevole per raggiungere quella che lo stesso Perillo definisce discreta proprietà tecnica senza la quale non si può vedere ciò che hai sentito rimanendo nella insoddisfazione di una realtà che abbatte un sogno stupendo e unico, il sogno del traboccante bicchiere dell’ispirazione che spesso ti coglie.
Per Perillo dipingere non è soltanto mettersi di fronte ad una tela ed a produrre opere per eventuali esposizioni ma è soprattutto un modo di vivere nella felicità e nel dolore dell’arte stessa. Starbene felicemente solo in un piccolo studio ascoltando la musica che più ami e mentre fuori piove accorgerti che stai dipingendo. Ecco per Perillo dipingere non è trastullo momentaneo, ma è forte passione e tutto ciò che non è forte passione cade prima o poi, come prima o poi cade una piuma leggera.
Mario Perillo subisce fin dal 1980 il fascino della esperienza letteraria; pensieri, aforismi, a volte poesie, sono il modo principale di manifestare il suo pensiero (il suo primo volume è del 1980).
Hanno scritto della sua opera: Eugenio Montale - Donatella Bracali - Luciano Anselmi - Angela Tombari - Luciana Simoncini di Zeno - Gabriele Mazzanti - Giuseppe Franchini - Fulvio Sorcinelli - Franco Riccomini - Massimo Scauro.
Tra le principali mostre personali ricordiamo: 1982 Palazzo Bracci, Fano - 1985 Palazzetto Baviera,Senigallia - 1986 Palazzo del Turismo, Senigallia - 1987 Ex Collegio 5. Arcangelo, Fano - 1992 Ex Cattedrale, Pergola - 1997 Palazzo Sani, Lucca - 1998 Galleria Molinella, Faenza - 1999 Galleria La Spirale, Prato - 1999 Sala Montefeltro, Urbania - 2000 Galleria Montefeltro, Urbania - 2001 Palazzo Comunale di Montegridolfo - 2001 PhotoPorst Galerie, Rastatt.
Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private in numerosi paesi europei (Svizzera, Germania, Austria e Spagna.)
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Mario Perillo - Opere

Mario Perillo - Opere

Mario Perillo - Opere

Mario Perillo - Opere

Mario Perillo - Opere





Marzo 2003 - "CLARA ORSANO BENEDETTI: Incanto del colore "

Clara Benedetti Orsano, si caratterizza per da uno stile che potremmo definire "tardo impressionista".
Le sue opere infatti, confermano il piacere pittorico di questa pittrice per il paesaggio, il desiderio di trovare nella natura quella quiete e quei luoghi pacificanti dove ci si può rifugiare per sfuggire alle ansie di un quotidiano sempre più frenetico.
Come racconti visivi i suoi quadri ci descrivono una realtà contemplativa, serena, protettrice e consolante. Un mondo in cui i colori delle stagioni si accendono e si spengono, scandendo i mutevoli tonalismi suggeriti dalle stagioni e dai climi.
La sua pittura non accoglie «turbinii di colore ma strutture essenziali, forme dai confini precisi e al tempo stesso smangiati e bruciati come di un’aerea espressività: una sorta di trepidante cromia - scriveva Meneghilli - condotta con affettuosa sensibilità».
Clara Benedetti Orsano indubbiamente ama il paesaggio, lo studia, lo interpreta e lo affida alla tela con personale cifra espressiva, senza mai limitarsi alla ripetizione semplice di ciò che lei vede, ma sempre cercando di riferirne in maniera originale, meditata e diretta.
In apparenza semplice, la sua pittura si rivela al contrario complessa e capace di cogliere le eleganze e le armonie del reale.
Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private italiane e di numerosi altri paesi europei.
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Clara Benedetti Orsano - Opere

Clara Benedetti Orsano - Opere

Clara Benedetti Orsano - Opere

Clara Benedetti Orsano - Opere





Aprile 2003 - "FRANCA MASCHIO: Opere recenti"

Nata a Conegliano Veneto (TV), oggi vive ed opera a Milano. Ha al suo attivo mostre personali e collettive in Italia (tra le più recenti Milano, Napoli, Pisa, Venezia, Genova, Lucca) e all’estero (Ginevra - Lugano - Amburgo - Buenos Aires - Rio de Janejro - Londra - Dayton (USA) - Tripoli).
Franca Maschio, è pittrice di comprovata meditazione ed elevato senso critico; si esprime con una moderna chiave pittorica non rinunziando però ad una base veristica.
Le sue opere, lette con scrupolosa attenzione, evidenziano non solo la vita quotidiana nelle più comuni azioni dell'uomo, ma anche di grandi vedute e scorci di bellissimi angoli della natura. Le sue impressioni pittoriche, articolate tra masse e piani, plasticità delle forme e della flessbilità del segno, reggono inconfutabilmente l'equilibrio della composizione ed il pieno possesso della tematica concettuale. La qualità cromatica, anch'essa di primaria importanza, che confluisce sulla stesura dell'opera, contribuisce a coinvolgere l'osservatore più acuto alla ricerca del puro amore per la vita.
Hanno scritto di lei i critici d'arte:
Ignazio Mormino, Giorgio Falossi,,Luigi Valerio, Francois Perche, Bruno Gallo, Nino Miglierina, Umberto Ursomando, Mirella Taverna, Fabrizia Negri,, Antonino De Bono, Dante Angeleri,, Elio Marcianò, Eugenio Cutolo, Felice Ballerio, Simonetta Belghesini, Cristina Fasce, Adrj Stella, Luigi Braccilli, PMB,Vito Cracas, Grazia Felli.
Cataloghi in Galleria

Franca Maschio - Opere

Franca Maschio - Opere

Franca Maschio  - Opere

Franca Maschio  - Opere





Aprile - Maggio 2003 - "ARCHIVIO D'ARTE: La Natura Morta tra Tradizione e Modernità"

Questa importante rassegna pisana, oramai giunta alla sua quarta edizione, ordinata da Massimiliano e Nilvano Sbrana, raccoglie con cadenza annuale le opere di importanti artisti italiani e europei che nel corso dei quasi 30 anni di attività del CentroArteModerna hanno esposto nei suoi spazi.
Quest'anno la rassegna ARCHIVIO D’ARTE è dedicata alla NATURA MORTA in tutte le sue trasfigurazione stilistiche e pittoriche a partire dai primi del ‘900 ad oggi.
Limpidi nel loro esistere pieno di vibrazioni, gli oggetti e le cose che stanno accanto all’uomo nel quotidiano vivere riproducono una loro melanconica disposizione dell’esistenza.
L’oggetto diviene così presenza che va oltre la sua realtà materiale, ogni forma si sublima nei suoi valori, acquisendo grande senso volumetrico attraverso una geometria di costante condensazione plastica fatta di moduli e di ritmi o un’estrema intensità cromatica capace di farcene percepire l‘anima.
La lettura delle piccole cose del vivere giornaliero dell’uomo assorge quindi a partecipazioni e superamento delle poetiche metafisiche e permette all’artista una forza di evocazione straordinaria.
In definitiva ogni realtà fissata sulla tela nel suo esistere diviene motivo e modulo di continuo equilibrio, di estrazioni di simboli vitali, sostanza eterna per il suo costante rinascere e esistere.
Ecco in ordine alfabetico alcuni degli artisti presenti:
Antonio Barberi, Fidio Bartalini, Daniele Boggia, Luciano Borin, Renzo Bussotti, Riccardo Corti, Paolo Buonannini, Marco Dolfi, Alfredo Fabbri, Renzo Galardini, Giordano Garuti, Cloude Lafoy, Carlo Lapucci, Italo Lotti, Bruno Magoni, Alberto Martini, Uliano Martini, Franca Maschio, Renzo Mezzacapo, Guido Morelli, Renato Santini, Vero Pellegrini, Vanni Viviani, Alessandro Volpi e molti altri ancora.
Cataloghi in Galleria

Antonio Barberi

Vero Pellegrini

Luciano Borin

Marco Dolfi

Uliano Martini





Maggio 2003 - "PAOLO DELL'AIUTO: Il Vetro padre dei vizi"

A partire dal Medioevo, e per tutta la durata del Rinascimento, la contrapposizione tra vizi e virtù ha ispirato grandi cicli pittorici, favorita anche da un'iconografia di immediata lettura. E se Hieronymus Bosch, nello straordinario olio su tavola conservato al Prado, ha lasciato una delle più vivide ed estrose interpretazioni dei sette vizi capitali, è parimenti impossibile dimenticarne la descrizione dantesca nell' Inferno, in cui gli “incontinenti” sono chiamati ad espiare le loro colpe tra il secondo ed il quinto cerchio della "città dolente".
Di contro, l'arte contemporanea difficilmente si è confrontata con un tema tanto impegnativo e che, soprattutto, darebbe immediatamente vita ad un paragone con si illustri predecessori. Eppure Paolo Dell'Aiuto, forte di una impronta stilistica del tutto personale che annulla la figura umana sostituendola con un "involucro" che però ne mantiene inalterati limiti e qualità, torna ad affrontare tale tematica.
Ed è cosi che le sue bottiglie, stagliate contro un orizzonte che di volta in volta contribuisce con le giuste sfumature - più o meno violente - e soprattutto con la presenza/assenza di nubi, a dare all'immagine una chiave di lettura, si fanno mute interpreti degli errori umani. Nella Lussuria è una lucertola, riprendendo la ben nota tradizione iconografica, ad aggrapparsi in maniera lasciva al corpo della bottiglia, mentre il cielo, non a caso tinto di rosso, il colore da sempre attribuito alla passione, sembra prendere fuoco.
La Gola invece lascia intravedere un foro verso il fondo della bottiglia, ad indicare la mancata sensazione di sazietà di chi divora ed ingurgita cibo. Per quanto liquido si possa versare, infatti, il contenitore rimarrà sempre vuoto.
A rendere l'idea dell’Avarizia a Dell'Aiuto è sufficiente un tappo. È questa infatti l'unica bottiglia chiusa, che non permette a qualsivoglia sostanza né di entrare né di uscire, a ricordare che gli avari tengono tutto per sé. L’Ira assume l'aspetto di una bottiglia infranta sotto l'azione di un fulmine, che altresì squarcia un cielo plumbeo, minaccioso, solcato da bagliori rosso-sangue. È la collera che irrompe in uno sfogo immediato e violento e che si riversa, prima ancora che verso gli altri, verso se stessi.
Anche l’Invidia mostra una bottiglia rotta, ma rispetto alla precedente qui la crenatura non è frutto di un’implosione che salendo dal basso, irrompe furiosa. Al contrario, la rottura è silenziosa, procede per gradi, quasi di soppiatto, perché l’invidioso è roso dal successo altrui e cova una rabbia che non esploderà mai, ma che continuerà a corroderne le membra.
La Superbia, che troneggia al centro del quadro, sicura e maestosa, mostra un collo insolitamente ricoperto di cenere. È quanto accade a chi, evidentemente troppo preso dal guardare gli altri dall’alto della sua presunta superiorità, non si accorge di essere lui stesso “sporco”.
Ultima, l’Accidia. Il groviglio senza vita dei rami secchi sembra attanagliare la bottiglia, nel chiaro tentativo di evidenziare negli accidiosi, nei torpidi o pigri che dir si voglia, l’incapacità di reagire attivamente a quanto di negativo li circonda. (testo critico di Adelinda Allegretti )
Cataloghi in Galleria

Paolo Dell'Aiuto - Superbia

Paolo Dell'Aiuto - Accidia

Paolo Dell'Aiuto - Avarizia

Paolo Dell'Aiuto - Gola

Paolo Dell'Aiuto - Invidia

Paolo Dell'Aiuto - Ira

Paolo Dell'Aiuto - Lussuria





Maggio - Giugno 2003 - "ALDO BORGONZONI: Opere 1950 -1992"

Patrocinata dalla Provincia e dal Comune di Pisa e dall'Associzione Tosco Sarda di Arte e Artigianato questa importante mostra cerca di far comoscere la vastissima produzione artistica di questo artista che oramai è ritenuto da tutta la critica un degli ultimi Maestri (viventi) del novecento italiano.
Aldo Borgonzoni è nato infatti a Medicina (BO) nel 1913. Diplomatosi nel 1936 presso la Scuola d'Arte di Bologna dopo averne frequentato i corsi serali, alla fine degli anni Trenta approda a forme di espressionismo accostabili alle parallele esperienze della Scuola Romana e di Corrente costituendo in tal senso un caso unico nell'ambiente bolognese.
Dal 1940 abbandona il suo lavoro di apprendista cesellatore orafo per dedicarsi solo alla pittura e nel '41, in occasione della sua partecipazione al Premio Bergamo, entra in contatto con Guttuso Cassinari, Migneco e Morlotti.
Dalla fine del '45 è tra gli assidui frequentatori della Galleria di Cronache a Bologna assieme a Corsi, Mandelli, Rossi e Minguzzi e nel 1946 inaugura qui la sua prima mostra personale partecipando nel frattempo in modo attivo alle istanze di rinnovamento artistico e civile dell'Italia della ricostruzione.
Il soggiorno parigino con Mandelli del 1947 gli consente di precisare la sua scelta neocubista, palese anche nelle opere realizzate a Roma nel '49, quando, per 3 mesi, lavora assieme a Guttuso nel suo studio. Nello stesso anno assume la direzione della Galleria Bernini di Roma e dipinge con colori vibranti una serie di sassi recuperati nei cantieri edili.
Dal '50 tornato a Bologna, l'artista si impegna attivamente nella vita delle forze politiche di sinistra volgendo la sua pittura in senso neorealistico e nel '57 soggiorna a Mosca, dove conosce Favorski.
Negli anni Sessanta inizia una nuova fase di ricerca oggettivata nelle opere del ciclo «Concilio Vaticano Secondo» mentre negli anni Settanta riprende spunti di matrice espressionistica recuperando anche la dimensione del paesaggio e il senso del racconto.
Durante gli anni Ottanta affronta temi legati alla poetica virgiliana e si dedica in particolare ad un impegnativo studio su «La Boje», la terra del Po.
Recentemente è stata inaugurata la mostra “La Donazione Aldo Borgonzoni” (16.03-04.05 del c.a.) e presentato il primo volume del “Catalogo Generale dei Disegni e Tecniche Miste di Aldo Borgonzoni” a cura e con testo critico di Adriano Baccilieri (Ed. Bora - Bologna) al Museo D’Arte delle Generazioni italiane del ‘900 G. Bargellini a Pieve di Cento (Bo).
Oggi Aldo Borgonzoni vive e lavora tra Bologna e Mongardino (BO).
Per maggiori informazioni sulla vita e sull'opera di ALDO BORGONZONI clicca qui,
Cataloghi in Galleria

Aldo Borgonzoni - Opera in esposizione

Aldo Borgonzoni - Opera in esposizione

Aldo Borgonzoni - Opera in esposizione

Aldo Borgonzoni - Opera in esposizione

Aldo Borgonzoni - Opera in esposizione

Aldo Borgonzoni - Opera in esposizione





Giugno 2003 - "Giovanni Giuliani - Piet Van Leuven : Pisa e le Fiandre"

Patrocinata dalla Provincia e dal Comune di Pisa ed organizzata dall'Associazione Tosco Sarda di Arte e Artigianato questa mostra, inserita nelle Manifestazione del Giugno Pisano, raccoglie per la prima volta i lavori di due artisti ( ed amici) reciproco omaggio alle rispettive città e regioni di provenienze.
Giovanni Giuliani pur non avendo frequentato istituti d’arte, ha tuttavia maturato preziose esperienze a Firenze, in venti anni di collaborazione con importanti studi di architettura, e nella frequentazione assidua di due maestri pisani, Salvatore Pizzarello e Mario Bertini. Nel tempo poi si è fatto conoscere come autore di innumerevoli disegni a penna, ritratti, architetture, pubblicistica, cartelle tematiche e pubblicazioni varie.
Su quel florido ceppo nasce e si sviluppa dagli anni ‘60 la pittura, che a partire dal ‘67 ha dato luogo a numerose mostre personali a Firenze, Pisa, Lucca, Massa Carrara, ed all’estero in Olanda, Belgio (Le Fiandre in particolare), Francia, Germania, oltre all'esecuzione di cicli murali di arte sacra.
Piet Van Leuven è nato ad Anversa, città medioevale lungo la Schelda, vicino al mare del Nord, capitale delle Fiandre, regione famosa nella storia della pittura.
Pur avendo la formazione di fisico, ha vissuto da sempre una doppia vita: una da scienziato, un’altra da artista (co-fondatore dell’Istituto Belga dell'Acquerello e co-fondatore e coordinatore della ECWS, Confederazione Europea delle Associazioni Acquerellisti).
Sin dal 1995 è stato invitato all’Ateneo Pisano per periodi di lavoro primaverili e autunnali.
Durante questi periodi Van Leuven ha conosciuto il pittore Giovanni Giuliani e immediatamente la scintilla dell’arte ha fatto divampare una cooperazione frenetica sul piano artistico.

Cataloghi in Galleria

Giovanni Giuliani - Opera in esposizione

Giovanni Giuliani - Opera in esposizione

Giovanni Giuliani - Opera in esposizione

Piet Van Leuven - Opera in esposizione

Piet Van Leuven - Opera in esposizione

Piet Van Leuven - Opera in esposizione





Giugno 2003 - "INCONTRI 2003 - 9a Rassegna di Pittura e Scultura "

Organizzata dall'Associazione Tosco Sarda di Arte e Artigianato, con il patrocinata dalla Provincia e dal Comune di Pisa (è infatti inserita nelle Manifestazione del Giugno Pisano), questa importante rassegna giunta alla sua nona edizione, si prefigge come scopo principale quello portare alla visione del pubblico uno spaccato delle attività artistico - creative della Toscana. In esposizione in questa edizione le opere di sei artisti (cinque pittori ed uno scultore).
Stefania Cateni ha da sempre previlegiato temi legati alla natura e alla figura femminile; Domenico Corrado usa un linguaggio aderente alle visioni del proprio mondo poetico e adotta prevalentemente la tecnica della spatola; Renato Gani le sue opere trovano importanti riferimenti nella migliore tradizione figurativa pisana del primo novecento; Giacomo Marsigli ha una predilezione istintiva per quella linearità che deriva da un evidente amore per i paesaggi toscani; Francesco Messina allievo di Salvatore Carboni è un pittore figurativo di grande capacità; Marino Vitali propone lavori esclusivi concepiti su legno di bosso (arbusto perenne a foglie persistenti, utilizzato spesso per essere lavorato al tornio in ebanisteria).

Cataloghi in Galleria

Stefania Cateni - Opera in esposizione

Domenico Corrado - Opera in esposizione

Renato Gani - Opera in esposizione

Giacomo Marsigli- Opera in esposizione

Francesco Messina - Opera in esposizione

Marino Vitali - Opera in esposizione



Luglio - Agosto 2003 - "ARTISTI IN PERMANENZA ESTATE 2003: Rassegna di pittura, grafica, scultura"

E' allestita presso gli ampi spazi espositivi della Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea CentroArteModerna di Pisa una importante rassegna che raccoglie opere pittoriche e grafiche e scultoree di artisti trattati in permanenza.
Ecco alcuni degli artisti in esposizione:
P. Lapi, A. Volpi, A. Martini, F. Anselmi, E. Butturini, V. Pellegrini, M. Perillo, G. Morelli, F. Cecchini, Piet Van Leuven, G. Giuliani, A. Borgonzoni, G. Bardeggia, C. Benedetti Orsano, P. Dell'Aiuto, R. Barbuti, Dolfo, V. Fancelli, M. Cascella, R. Guttuso, O. Tamburi, M. Maccari, S. Fiume, U. Nespolo, E. Treccani, T. Zancanaro, V. Viviani, M. Tozzi, M.Schifano.

Opera in esposizione di A. Borgonzoni

Opera in esposizione di P. Dell'Aiuto

Opera in esposizione di E. Butturini

Opera in esposizione di V. Viviani





  • Per la stagione artistica 2002-2003 sono in programmazione numerose mostre personali e collettive. Il CentroArteModerna è inoltre presente in numerose giurie nazionali ed internazionali.


  • Archivio mostre 2001-2002 Archivio mostre 2003-2004