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Ottobre 2000 - La Policromia del Grès: Opere di Salvatore Cipolla.
La rassegna dal titolo "La Policromia del Grès: Opere di Salvatore Cipolla" è stata organizzata
dall'Associazione Tosco Sarda di Arte e Artigianato
in collaborazione con la Provincia di Pisa e il Comune di Pisa e il CentroArteModerna.
Il lavoro di Cipolla (opere polimateriche realizzate con legno, grès, vetro), spiega il Prof. Dino Carlesi,
raggiunge esiti di estrema validità espressiva.
In quei momenti in cui la massima sapienza tecnica si unisce al massimo di problematizzazione umana,
di partecipazione ai valori poetici, civili, esistenziali che caratterizzano questo tempo e gli uomini che vi operano dentro come coesistenti inquieti e tormentati nascono opere che ci fanno complici di una commozione comune perché sono le figure e gli oggetti a farsi personaggi di un dolente “teatro di vita”, costruito su un’anatomia contratta e lacerata, talvolta con abbandoni ora levigati e teneri, ora aspri e duri, sempre ritmata secondo personali frequenze che danno agli “ambienti” una disperante unità.
Nelle opere esposte nelle ampie sale del CentroArteModerna si ritrovano i grandi temi del nostro tempo,
quelli che sociologicamente sono riconducibili ad ordini storici terrestri ma che esistenzialmente stanno
scritti nella coscienza dell’uomo e ne chiedono a gran voce la sublimazione artistica, cioè la loro
determinazione estetica personalizzata. Catalogo in Galleria |



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Novembre 2000 - Luciano Borin: Opere recenti 1997-2000.
A prima vista questo artista sembra appartenere al prospero filone dell’Iperrealismo
di ascendenza nordamericana, fatto di visioni quasi “ossessive” del reale, colori decisi
e a volte violenti quasi entranti prepotentemente nell’universo dello spettatore che sta
di fronte alla opera.
In realtà, l’arte di Borin è molto più complessa e variegata, fatta di simboli che come
in un messaggio pubblicitario egli riesce a trasformare genialmente in composizioni alle
volte metafisiche.
Nelle opere esposte negli ampi spazi del CentroArteModerna, Borin espone la sua ultima
produzione (1997-2000) che si è ulteriormente evoluta in ossessiva ricerca ed analisi
del corpo femminile. Giovani donne, belle e sensualissime, svelano tutte le loro nudità
luminose e minuziosamente descritte, come sotto i riflettori di un fotografo.
Egli descrive nelle sue tele l’universo femminile contemporaneo in tutti i suoi contraddittori
aspetti, in cui la figura dell’uomo quando vi compare è sempre di corollario, denunciando
il profondo senso di disagio del maschio moderna di fronte ad una donna volitiva oramai
padrona di se stessa. Figure comunque inserite, come in una sorta di riconciliazione con
l’informale, in una scomposizione fantastica dell'ambiente fatta di forme geometriche o
frammenti di cieli o prati.
Un pittore in definitiva questo che vive appieno la tradizione del reale ma anche la lezione
informale del Novecento con tutte le certezze e le contraddizioni di un mondo artistico che
sta procedendo con fatica ma tenacia verso il superamento del Postmoderno e della Transavanguardia. Catalogo in Galleria |



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Novembre - Dicembre 2000 - Federico Severino: Opere recenti.
Nelle ampie sale del CentroArteModerna è raccolta la produzione di grande impegno, anche realizzativo,
dello scultore bresciano Federico Severino
che copre suppergiù l’arco degli ultimi anni, nel corso dei quali si sono avuti sviluppi e modifiche
sempre però sul filo di una coerenza che è insieme di stile e di idee.
Nei soggetti in esposizione prevalgono oltre a temi direttamente metaforici che alludano
al risvolto di sofferenza presente in ogni condizione umana , una serie di iconografie ricavate ai miti
classici, le quali si affiancano ad immagini bibliche e cristologiche. In ciascuna di queste figurazioni si
coglie potente l’impegno a evitare eufemismi anestetizzanti, per puntare sul terribile; dove non è detto non
alligni la speranza e l’amore, ma non si fa posto ad aggraziate perifrasi. Tanto più appare interessante e creativa
questa attitudine dell’artista quando egli si confronta con i repertori del mondo greco antico, con la tradizione culturale
ci ha abituati ad associare immagini di elegante bellezza non c’è divinità o eroe che non sia visto da Severino
nella crudeltà dello strazio o nell’amara impotente coscienza di uno spietato destino persino la fanciulla in
processione reca nello sguardo un arreso sgomento. Il messaggio che l’artista ci invia, formulato con una perizia
di mano da cui trae speciale persuasività, non è facile ma neppure eludibile; esprime la fiducia nella funzione
dell’arte come testimonianza rivelatoria e in quanto tale va recepito.
Se la Scultura ha un conto aperto con Severino, Federico ha anche lui un conto aperto con la scultura, e giorno
dopo giorno assolve con tutto se stesso, a piene mani, mente analitica, occhio sicuro, il proprio compito di far
da tramite nel rapporto non solo tra uomo e uomo facendone amare l’icona, intuire il portato di forza, saggiare
brividi di bellezza ma anche tra l’uomo e il dio, suggerendo la necessità di un dialogo, accostandone i dubbi,
amandone gli interrogativi. Cataloghi in Galleria |



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Dicembre 2000 - Guerino Levita “Novecento” Pittura e ceramica.
Come ha avuto occasione di dire più volte Franco Manescalchi, Levita
è "uomo senza maschera", se non quella della «officina greca», che vive d’impulso la
prassi della coscienza, fiducioso nella necessità della parola e dell’immagine, in
un mondo in cui, in realtà, parola ed immagine hanno subito più di un processo metamorfico e
ri-codificante. Peraltro Levita è cosciente di questo fatto e la sua semplicità non
è un punto di partenza, ma un traguardo raggiunto con aperta tenacia.
Cardini culturali di questo percorso sono Marx, per la ricomposizione dell’uomo
nella storia, Nietzsche per la liberazione dal logos, Freud per l’immersione
nella ragione dell’io ed Einstein per un più inteligente e dinamico rapporto
conoscitivo con la natura.
I maggiori artisti del nostro secolo hanno fondato il loro discorso, anche inconsciamente, su queste fondamenta. La sua arte è un libero progetto d’uomo, proposto a fresco come in un murale messicano, ma con i colori autoctoni della sua tranche che comprendono anche la suggestione pompeiana, contro il feticcio dell’immagine, il numero, il circus.
In questo clima la presenza di artisti come Levita risulta in qualche modo anomala, non catalogabile poiché fa del contenutismo senza manierismo, dell’avanguardia senza formalismo, dell’interiorità senza separazione dalla storia.
Sperimentatore senza separatezze, Guerino Levita indica una via espressiva in cui l’ io, con la sua umanità, raccoglie i segni che gli provengono dalle antenne e dal profondo e li amplifica con una gioia diretta che è un trovare.
Un trovare di cui fu il primo propositore Picasso, e che ha trovato nel Novecento, diverse cifre personali.” Cataloghi in Galleria |



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Gennaio 2001 - Tiziano Bonanni: Opere recenti.
La pittura di Bonanni , come dice Filippo Rossi nella presentazione al catalogo, è come un
prisma che amplifica ciò che egli stesso vede, sente e comprende nel suo più profondo"intuito"
interiore.
Egli ci presenta istantanee di vita che spesso sono ignorate da coloro che invece di percepire
la realtà si limitano ad una mera ed ingannevole osservazione. Tramite il suo "fare pittura",
la realtà spesso insondabile ed ingannevole, si schiude e presenta il suo aspetto più vero.
Egli, infatti, intende rappresentare frammenti della realtà, non commenti retorici su di essa,
con i mezzi che l'arte mette a sua disposizione. Concretizza il suo obiettivo in un tentativo
di afferrare l'apparenza con l'insieme di sensazioni che quella apparenza concreta gli
suscita dentro. Diventa quindi logico che egli scommetta decisamente sulla raffigurazione
e, più concretamente sulla rappresentazione della figura umana come tema fondamentale e
praticamente unico.
In definitiva quello che Bonanni vede, analizza e trasmette, non è soltanto una semplice
trasposizione di immagini, ma una profonda ricerca interiore che iniziando nell'atto creativo,
si conclude in un'opera finita, carica di profondi significati emotivi e spesso simbolici.
Egli intende eludere le consuetudini dello sguardo, rappresentando la vita e l'esperienza,
spesso vissuta drammaticamente, evitando le convenzioni associate alla percezione.
(da "La Condizione umana" F.Rossi) Catalogho in Galleria |


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Febbraio 2001 - Duemila e uno emozioni: Rassegna d'arte.
Alla rassegna sono presenti numerosi artisti italiani e stranieri tra cui ricordiamo:
G. Bianchi, A. Barberi, D. Boggia, L. Borin, R. Costa, G. Da Valle, M. Dolfi, G. Giuliani,
J. Grossi, B. Fink, P.Lapi, V. Pellegrini, V. Shmagin, G Vaccarezza.
Particolare attenzione è stata posta alle opere del pittore - scultore Giuseppe Da Valle,
che ospitato in una delle sale del Centro si presenta per la prima volta a Pisa.
La pittura e la scultura di Da Valle, come dice il critico d'arte prof. N. Micieli,
hanno una loro specificità formale, un loro riconoscibile profilo stilistico. Un identità
riconoscibile non solo per alcuni inequivocabili e ricorrenti tratti linguistici, ma
in ragione della bellezza acerba e primitiva delle partiture eseguite con la determinazione
inconsapevole del gesto che suggella la materia e imprime alla forma un ritmo agile e serrato
pronto a liberarsi al primo incontro scatenante con il colore. Egli ha tradotto, senza
sforzo apparente, i propri impulsi espressivi in velature giocate su puri valori formali,
in cui la timbricità dei colori e l'accuratezza dei segni, esercitano sull'immagine un fascino
autonomo e sufficiente a motivare l'applicazione creativa. Cataloghi in Galleria |


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Marzo 2001 - Oscillazioni Contemporanee: Rassegna di Pittura e Scultura.
Le opere dei sei artisti italiani presenti, sono legate tra loro da un unico filo conduttore,
che si manifeste proprio nella originale e personale interpretazione contemporanea che ognuno
di loro ha dato alla propria arte.
Tra essi ricordiamo Gerardo Barletta, pittore dalla delicata sensibilità, capace di codificare
un suo linguaggio fatto essenzialmente di un uso plastico della materia mediante anche
intensi contrasti luministici a volte monotonali; lo scultore Enrico Nazzi che "forgia"
attraverso la sua personalità frammenti di vita e di natura dove la materia ferrosa diviene
esaltazione di ritmo e forma; la pittrice Elisabetta Magni che espone una serie di dipinti
su tela di lino applicata mediante imprimitura a legni antichi e lavorati a tecnica mista e
oro zecchino che fissano in un gioco fra ironia e poesia i ritmi della musica scomponendoli
in un arcobaleno di colori.
Marina Serri espone invece, opere frutto di ricordi, di momenti vissuti, di scoperte, di
emozioni provate in prima persona, fissate sulla tela con immediatezza e realizzati con
colori forti, a volte anche violenti, ma impregnati di valori altamente poetici; Anna Maria
Taddei propone in questa rassegna, opere intimamente pervase dal pieno rigore formale,
palesemente sorretto da una ricerca attenta e approfondita e da un esaltante equilibrio
tonale; Silvia Tagliaferri è presente al CentroArteModerna con una serie di opere in cui
arte moderna e antica si fondono ed integrano decorazione, doratura, acquerello,
che questa giovane pittrice sapientemente ha elaborato. Cataloghi in Galleria |



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Aprile 2001 - ARCHIVIO D’ARTE: Rassegna di Pittura.
Archivio d’Arte, giunto alla seconda edizione, raccoglie con scadenza annuale le opere di alcuni
artisti che, nel corso degli oltre 25 anni di attività, hanno esposto negli ampi e luminosi spazi di questa galleria
d’arte ora diretta da Massimiliano Sbrana.
Gli artisti presenti a questa 2° rassegna sono Piero Bernardini, Andrea Buscemi, Renzo Bussotti, Marta Della Croce,
Lisandro Ramacciotti, Fabio Rossi, Umberto Rovini, e Renato Santini.
Nelle delicate tele di Bernardini, si trovano rappresentate con candore e sincera poesia, ricordi, impressioni,
avvenimenti di una vita, che in un connubio tra emozione e modi di espressione, questo artista pisano ha realizzato
con composizioni apparentemente semplici. Andrea Buscemi noto ai più come attore televisivo e teatrale, ripresenta
alcune delle gouaches ispirate all’Inferno di Dante Alighieri, che nel corso dell’anno passato lo hanno visto esordire
anche come pittore e capace di trasferire nelle sue opere tutta la teatralità dell’opera dantesca. Renzo Bussotti artista di fama nazionale e dai noti trascorsi pisani, presenta i suoi dipinti senza inseguire
suggestioni filosofiche o culturali, ma consapevole ormai che le sue enormi tele sono organismi pulsanti di vita
propria, che ci guidano in un affascinante viaggio dentro le cose, dentro la realtà. Marta Della Croce propone
nelle sue tele personaggi in continuo bilico tra farsa grottesca e imminente tragedia inseriti in un importante
impianti cromatici giocati spesso sulle variazioni di toni scuri. Lisandro Ramacciotti, viareggino di nascita ma non di ispirazione artistica, segue nelle sue opere una narrazione
più intimistica, in cui cresce una galleria di personaggi affettuosamente guardati nelle viscere culturali,
collocati in atmosfere irreali. Fabio Rossi è un giovane artista, apprezzato anche come incisore, che propone opere in cui è evidente la realtà
quotidiana filtrata però attraverso una personale visione introspettiva. Umberto Rovini è un artista di matrice annigoniana non si è invece mai inviluppato nel mero virtuosismo accademico,
poiché anche dove più è esplicita l’intenzione analitica, si registra sempre una precisa vibrazione emozionale,
uno scatto lirico. Renato Santini artista di fama nazionale è un pittore dal linguaggio denso, intricato, intriso di umori, che
evidenzia una formazione lontana da quella degli artisti viareggini suoi contemporanei. Egli infatti raccoglie,
e filtra, al lume di una visione che vuol farsi sempre più spoglia ed essenziale quel che la vita degli uomini e
delle cose gli porta. Cataloghi in Galleria |



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Maggio 2001 - Alessandro Volpi: Opere 1929-1978.
In collaborazione con l’Associazione Tosco Sarda di Arte e Artigianato (A.T.S.A.A.) e patrocinata dalla
Provincia di Pisa e dal Comune di Pisa si è aperta il 21 Aprile alla presenza di un pubblico molto interessato,
la mostra "Alessandro Volpi:
Opere 1929-1978", omaggio alla memoria di un pittore autentico vissuto nell’arte per scelte
istintive.
Fin dagli anni giovanili le doti artistiche di Volpi erano evidenti nelle enormi capacità di sintesi, nella
imponente robustezza dell’impianto compositivo e nella qualità cromatica. Queste qualità importanti concorsero
insieme alla fervida creatività ed ispirazione a dare maggiore consistenza poetica ad un mondo originale ed
impareggiabile nella tematica, che oggi appare di particolare interesse.
I dipinti esposti al CentroArteModerna partono dal 1929 ed arrivano fino all’ultimo decennio di attività
dell’artista (1968-1978) che è stato il periodo segnato maggiormente da importanti successi e consensi di
pubblico che di critica.
La sua sensibilità e inventiva artistica gli hanno consentito di tradurre in luminose composizioni, le sue
immaginazioni di uomo mite e semplice, che molti pisani e non hanno conosciuto ed apprezzato, disposto alla comunicazione
umana attraverso il segno della poesia. Nelle sue opere Volpi ha infatti raccontato palesemente o indirettamente
il suo incontro con la vita e la sopravvivenza alle durezze di questa fino a quando ha potuto resistere e registrarne
le impressioni.
Nato nel 1909, autodidatta, la sua biografia è segnata da importanti date. Con gli anni cinquanta
l'ascesa dapprima italiana a Grosseto e a Milano, quindi europea attraverso il lavoro della Galleria Burdeke
di Zurigo. Si infittiscono i premi, le rassegne, le mostre personali. Nel 1971 esce la prima monografia,
a cura di E. Mercuri. Siamo nel pieno della maturità artistica ed il linguaggio pittorico di Volpi si
precisa sguarnendosi delle insistenze illustrative. Linguaggio che nel proseguo della carriera resterà
sostanzialmente immutato, privilegiando alternativamente la sedimentazione materica e la nerbatura plastica,
il volume compiuto in un impianto architettonico e la composizione per masse di confini imprecisi,
il colore tonalmente registrato e il cromatismo dai timbri intensi. Cataloghi in Galleria |



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Maggio 2001 - Alberto Marani: Acqua.
Si è aperta Sabato 19 Maggio alla presenza di un numeroso pubblico, la mostra del maestro mantovano Alberto Marani «Acqua».
Nelle opere, esposte per questa sua seconda personale pisana, Marani da prova, ma non ne aveva necessità,
di evidente e raro talento, supportato da segno sicuro e senso del colore, ed ancor più raro, dal un’innato
senso dell’ironia.
Marani dipinge la lenta, minuta, accorata coreografia del vivere quotidiano. Egli sceglie per noi, dalla folla
che popola una piazza o una strada, un uomo, una donna, un bambino, un animale; i gesti sono naturali, spontanei,
appena venati di sapiente e sapida ironia interpretativa.
Un’ironia sorridente, scanzonata, intelligente, con cui racconta la realtà, ne evidenzia i limiti e paradossi
dettati dalla consuetudine più piatta.
In quello che è stato acutamente definito “surrealismo” (ovvero nella sua narrazione visiva che parte dal dato
oggettivo, ma lo ricopre e lo supera, caricandolo di valenze emblematiche) Marani riflette e risolve il
conflitto che incalza tutti noi, voraci consumatori d’iconografie.
Marani ama anche la commistione dei linguaggi che trasfigura il dato reale e ne esalta il significato in
un’aura di misteriosa inquietudine, pur filtrata da un’ironia che è il continuum, la tonalità costante.
Una pittura, quella di Marani, serena e garbata nei toni di colore, nella forma pulita e minuziosa, dove
l’idea della prospettiva è ottenuta giocando col colore. Catalogo in Galleria |



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Giugno 2001 - Paolo Lapi: Le Carte - Opere recenti.
Patrocinato dall’A.T.S.A.A. (Associazione Tosco Sarda di Arte e Artigianato) il 9 Giugno è stata
inaugurata alla presenza di un numeroso pubblico la mostra del pittore pisano Paolo Lapi.
Come ha detto il Dott. Riccardo Ferrucci all’apertura della rassegna «questa mostra cerca di
portare l'attenzione sulle tecniche miste di Lapi, migliaia di fogli realizzati in maniera
felice e frenetica in questi anni, appunti provvisori di un felice incontro con l'arte e la
visione. La natura ciclica, ripetitiva di questi lavori, rappresenta la loro forza, proprio
dalla reiterazione di temi e segni nasce il fascino e la magia di queste opere, in un continuo
work in progress.
Un intero ciclo sul tema della Africa racconta, per squarci e illuminazioni, un sentimento antico
e, insieme, contemporaneo, linguaggi stilizzati e simboli universali, segni colorati e stilemi,
luoghi immaginari e reali. Totem, segni magici, ferite, paesaggi che producono un significato
labirintico, un luogo incantato, in bilico tra invenzione e realtà, tra raffigurazione e trascendenza.
Altro elemento che emerge nei lavori su carta e una ricerca di leggerezza, un approccio diverso
con la realtà, quasi un contatto in presa diretta, una registrazione istantanea di sentimenti e pulsioni.
Paolo Lapi insegue a suo modo una pittura leggera, fragile, ma che contiene una necessità profonda.
Una memoria che proviene dai racconti orali, dai popoli primitivi, dalla magia africana dona a
questi dipinti un senso di gioia e verità, un tempo diverso della visione che li colloca,
non nella cronaca quotidiana, ma in un tempo del mito e della storia».
Le carte di Lapi sono una testimonianza importante, fondamentale, per comprendere
un processo artistico complesso, articolato e raffinato, che ha nella leggerezza e
nel mistero, la sua spinta fondamentale, il suo segreto. Catalogo in Galleria |



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Luglio 2001 - Incontri 2001: 7ª Rassegna di Pittura e Scultura a
cura dell'A.T.S.A.A.
Per la stagione artistica 2001/2002 sono in programmazione numerose mostre personali e collettive.
Il CentroArteModerna è inoltre presente in numerose fiere e giurie nazionali ed internazionali.
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