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ESTATE pisana 2009 ARTE CONTEMPORANEA 2K8: Artisti in permanenza
Questa annuale RASSEGNA di ARTE CONTEMPORANEA a cura da Massimiliano Sbrana è divenuta un importante momento artistico
estivo capace di raccogliere interessanti opere pittoriche e cultoree di numerosi artisti del panorama nazionale contemporaneo trattati in permanenza dal CentroArteModerna.
Ecco artisti in esposizione:
Alberto Martini, Franz Borghese, Daniel Schinasi, Salvatore Cipolla, Piero Ceragioli, Dolfo, Maria Cristina Costanzo,Lucia Merli, Paolo Buzi, Mauro Stampatori, Aspreno Simonelli, Giovanni Galiardi, Enea Romanelli,Piero Torresella, Sergio Fini, Cristiano Arcadi, Stefano Ballantini, Izia Cardoni, Piersando Coelli.
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Settembre 2009 GIORNATA EUROPEA della CULTURA EBRAICA Mostra percorso di DANIEL SCHINASI
Con il patrocinio della Comunità Ebraica di Pisa, del Comune di Pisa, promossa da Ass.ne Tosco sarda di Arte e Artigianato (A.T.S.A.A.) è stato realizzata in occasione della decima Giornata Europea della Cultura Ebraica (Domenica 6 settembre 2009), l'esposizione di alcune opere del maestro Daniel Schinasi all'interno di una mostra percoso che vede le opere di questo artista presentate in molte città d'Italia (Pisa, Cecina, Guardistallo, Grosseto, Milano, Venezia, Arena Po - Ripaldina - Pavia - e d'Europa (Nizza - Francia - e Graz - Austria).
La X Edizione della Giornata Europea della Cultura Ebraica, che si celebra in tutta Europa, e in particolare nel nostro paese in ben 59 città, cade domenica 6 settembre 2009, secondo il calendario ebraico il 17 di Elul 5769.
La manifestazione, ormai consolidata nel tempo, sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e con il Patrocinio dei Ministeri delle Attività e Beni Culturali e dell’Istruzione, registra ogni anno molto interesse e grande partecipazione.
DANIEL SCHINASI fondatore del Neofuturismo è nato ad Alessandria d’Egitto nel 1933 da famiglia sefardita d’origine ispano – livornese. Nel 1953 la sua formazione artistica inizia con i corsi serali di disegno all’Accademia Silvio Bicchi. Nel 1956 lascia l’Egitto per l’Italia e si installa a Livorno. In Toscana conosce i Maestri del Rinascimento e in seguito a Parigi gli Impressionisti e i movimenti del XX secolo.
Dal 1962 al 1967 sviluppa uno stile con forme geometriche ritrovandosi sulla stessa onda di Franz Marc, Metzinger e Feininger. Le prime opere neofuturiste sono esposte nel 1963 a Milano dove conosce Carlo Carrà. A Parigi nel 1969 viene redatto il Manifesto del Neofuturismo diffuso a Milano nel 1970. Nel 1978 a Parigi, conosce Sonia Delaunay che intrattiene con lui conversazioni sui protagonisti del Cubismo e del Futurismo. Inizia da quel periodo la grande pittura dei Murali e dei Pannelli nelle Hall delle Stazioni Ferroviarie, nell’Ippodromo, nelle Università, nell’Ospedale, nei Teatri d’Opera. Dal 1955 presenta mostre personali ed Antologiche nelle capitali europee, negli Stati Uniti ed in Israele.
Negli anni ’70 l’amicizia con lo Storico dell’Arte Vincenzo Marotta che lo affiancherà fino alla sua morte nel 2004, lo spronerà nello sviluppo della sua ricerca sul Neofuturismo e quella con lo scrittore Guido Lopez di Milano per la difesa dei valori dell’Ebraismo.
L’Italia, la Svizzera e la Francia dove ha vissuto una buona parte della sua vita artistica l’hanno visto protagonista impegnato a difendere l’Arte Figurativa e soprattutto a divulgare il messaggio di un uomo che sta accanto agli altri uomini portatore di civiltà universale. Daniel Schinasi vive a Nizza e in Toscana con soggiorni in Israele e in Spagna.
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Settembre 2009 "INCONTRI 2009 - Arte Contemporanea - XVa Edizione "
Organizzata e promossa della
Associazione Tosco Sarda di Arte e Artigianato (A.T.S.A.A.), con il patrocinio dalla Amministrazione
Provinciale di Pisa e del Comune di Pisa, INCONTRI 2009 nasce e si prefigge come scopo principale quello di portare alla visione del pubblico più vasto uno spaccato delle attività creative di noti ARTISTI appartenenti al panorama dell'arte italiana contemporanea.
Ecco gli artisti presenti a questa nuova edizione:
Ciro Balzano, Paride Bianco, Piero Ceragioli, Carlo Della Rosa, Emilio Facchini, Paolo Fidanzi, Gaetano Fiore, Mauro Martin, Stefano Montagna, Cristiana Pacchiarotti, Antonio Pappalardo, Ivano Emilio Zanetti
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Ciro Balzano
Ognuno di noi si sente un po’ Jolly nella vita, giullare d’amore o soltanto per gioco; in carne e ossa come sul palcoscenico della vita, e nelle opere di Ciro Balzano, sono il senso metafisico di una esigenza di superiore concezione della nostra condizione e storia. Una ricerca cromatica pulita, senza manierismi, attenta a non avere cedimenti e con un sapiente disegno di base che anche in forma fumettistica ha una forte dignità di assurgere ad opera prima e dove la ricerca si fa più profondamente pensata e di rimando al pensiero.
Paride Bianco
Ognuna delle sue opere è un enigma dipinto con un concetto di luogo in una caverna di enigmi. Una risposta a nessuna domanda. Una domanda senza risposta. La sua arte è sistematica e coerente perchè afferma sempre la stessa cosa.
Le parole e gli elementi possono cambiare, ma il messaggio è uniforme. I suoi dipinti sono scritti nei colori dell'alba della Coscienza Occidentale ed è logico che la nostra storia moderna, la filosofia e la critica d'arte abbiano grande difficoltà nello sciorgliene i nodi.
Piero Ceragioli
La sua connotazione non è solo quella di una comunicazione, tipica di una certa arte contemporanea, poiché come tutti i moderni poeti visivi sa ispirarsi ad un senso classico dell’arte nella quale è capace di innestare una volontà di deformazione simbolica e spesso irriverente. Ceragioli, artista schietto e dal linguaggio diretto, è dotato di una grande forza espressiva, probabilmente scaturita da un travagliato vissuto interiore, ha nel corso degli a
Carlo Della Rosa
Questo pittore riesce attraverso apparenti semplici forme e sottili linee e l'uso sapiente di un colore quasi monocromo, a presentarci un'immagine che si fa visione, una serie di emozioni enesprimibili, legate a impressioni non definite e forse a mondi lontanissimi. Il suo è il bisogno di ogni artista di crearsi un mondo tutto suo, un mondo spesso impenetrabile per gli altri, un mondo dove egli possa finalmente fare i conti solo con se stesso. La sua arte vuole insomma fare parte e nello stesso tem
Emilio Facchini
Emilio è un artista deciso, il suo mondo è ricco di significati, con un forte potere emotivo e con il desiderio di donare una profonda umanità. Le cose possono essere eleganti preziose, graziose e avvenenti, ma fino a che non parlano al cuore non sono ancora belle. Emilio fa sì che parlino, riesce, con animo di poeta, ad abbandonarsi alle sue sensazioni, cupe o gioiose che siano, e a trasmetterle tramite una ricerca stilistica seria, puntuale, libera da certi cliché, comunicando con autenticità le sue percezioni e i suoi affetti attraverso un
Paolo Fidanzi
Il suo approdo alla pittura risale ad alcuni anni fa passando emotivamente e culturalmente dalla psicologia sociale e dalla poesia, suo punto fermo. L'esigenza sempre più pressante di cercare nuovi canali di comunicazione che sviluppino un percorso coerente anche con se stessi ha fatto della sua arte, come è stato scritto da alcuni critici, un'arte priva di etichette, solo da porre al giudizio del pubblico.
La sua arte offre allora un nuovo rapporto con il reale, scevro di ogni ipocrisia e falsa retorica a cui non di rado l'uomo nel proprio sociale è costretto a ricorrer
Gaetano Fiore
Iniziata l'attivita artistica negli anni ottanta, alcuni anni dopo Fiore, conoscerà l’artista Salvatore Emblema. Tale incontro è d'importanza cruciale; le grandi opere esposte nello studio museo dell’artista influenzano Fiore radicalmente. Da quel momento Fiore crea composizioni pittoriche che diventano sempre più rigorose ed essenziali. Lo studio precedentemente avviato dall’artista sull’astrazione delle forme naturali (grandi e piccoli alberi, boschi) viene riformulato in modo rarefatto attraverso un utilizzo spaziale del colore che si definisce nella dialettica emotiva di luci e
Mauro Martin
Attraverso un delicato equilibrio cromatico l’artista scandisce luci e ombre suggestionando la percezione di piani diversi per superfici che conservano la loro politezza seppure solcate da segni e rugosità impressi nella materia pittorica come tracce vibranti di ricordi, retaggio di una visione concreta ormai lontana, trasmigrata in una nuova dimensione, astratta, mentale.
Una purezza dell’immagini che appare essere filo conduttore di tutta la sua ricerca, inconfondibile cifra del suo fare artistico altrettanto presente nelle sue fotografi e i più recenti bassorilievi.
Stefano Montagna
Nel recupero, non solo critico, della grande tradizione pittorica del passato Montagna affonda la propria ricerca di una pittura grande e moderna. Grande, perché si spinge a riguadagnare attraverso l'altezza dell'intonazione e l'adeguatezza dei contenuti formali; moderna, perché della modernità gode e subisce tutte le attrazioni. In questo senso, la pulizia e la ricercatezza delle sue opere non sono vuota memoria di una paradiso (artistico) perduto, ma precognizione di uno spazio edenico futuro, che non può limitarsi alla superficie dipinta di una tela.
Cristiana Pacchiarotti
La scarpa, per questa giovane artista, diviene visione e metafora dell’occidente, delle sue debolezze contingenti, il nastro presente nei suoi lavori (un nastro usato per impedire, per delimitare, per chiudere, per segnare un confine) richiama e visualizza la negazione degli aspetti più superficiali della nostra cultura, quelli che alcuni identificano come deriva nichilista dell’occidente. Gli oggetti feticci dell’occidente, le scarpe, sono avviluppate da nastri o deformate “soffocano”, fino ad essere ridotte al silenzio del nichilismo che ci circonda.
Antonio Pappalardo
La sua pittura rappresenta decisamente la strada della non rappresentazione della realtà in cui il colore è strumento principale.
Un colore materia a volte intenso e clamoroso, altre volte delicato e suadente, in ogni caso sempre capace di risonanze evocative.
Nelle sue opere vive la testimonianza di una pittura mai stanca ma anzi dinamica, capace di definire uno spazio privato di intensi ed autentici attimi di poesia visiva.
Ivano Emilio Zanetti
La sua arte, non conosce l'usura del tempo sia perchè ha saputo tenersi al di sopra dell'estemporaneità
delle mode, sia perchè in essa sono riconoscibili quei valori che appartengono alla pittura d'ogni epoca e che perciò parlano il linguaggio sempre attuale della poesia.
In Zanetti allora il fare pittura è andato sempre più sensibilizzandosi attraverso un naturale ed istintivo
filtro delle emozioni più segrete ed intime a creare una sorta di spartito dalle raffinate ed inedite melodie.
Scarica il depliant della Rassegna (Acrobat pdf - Kb).
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Settembre - Ottobre 2009 "RAMACCIOTTI - Mostra personale di Lisandro Ramacciotti "
Lisandro Ramacciotti, viareggino di nascita (1950) ma non di ispirazione artistica, segue nelle sue opere una narrazione più intimistica, in cui cresce una galleria di personaggi affettuosamente guardati nelle viscere culturali, collocati in atmosfere irreali.
Malinconia e conflittualità emergono dall’eleganza delle figure di Ramacciotti , nella gestualità e negli sguardi delle sue donne così rassegnate nella loro immobile solitudine . Figure queste che ricordano la maschera veneziana che ogni disuguaglianza appiana ma che allo stesso tempo vuole celare la vera identità.
Come ha scritto recentemente Claudio Bertolini sul recente catalogo presentato in occasione della mostra parigina di Ramacciotti "Lisandro ha cominciato a dipingere nel 1980 donne. non è un caso e non vuol essere nemmeno un'affermazione scontata: quella collezione cangiante di figure femminili rappresenta in realtà una sola, la Donna; creatura di un altro regno che è cresciuta man mano negli anfratti del suo animo d'artista. La sua Laura? La sua Beatrice? Forse! ma è proprio qui , forse che si cela un mistero chiuso e impenetrabile nel suo sancta sanctorum.
L'infinito che incontra e si conniuga con il finito in una cangiante danza di colori.
Nelle pittura di Lisandro non cercate i segni eveidenti del fluire del tempo perchè non ci sono. Le sue tele e i suoi cartoni son come i fotogrammi di un film con la macchina da presa rivolta all'interno verso il corpo delle ragazze, punta sul cuore di loro.
Eppure le sue donne si sono emancipate, pian piano, senza clamore, e nell'emancipazione appaiono sempre meno sole. ... La produzione di Ramacciotti copiosissima eppure mai uguale a se stessa richiama una riflessione di come un uomo possa ricevere il dono dell'intuizione e della sensibilità, congiunte a quello dell'osservazione e di un nitido dei materiali. Credo che ciò sia misteriosamente il fondamento di tutte le grandi opere, siamo esse di letterati, di scultori, di architetti, di pittori e di musicisti; di tutti coloro che , insomma, spinti dalla loro arte, sia nella lucidità del giorno o nei sogni della notte, guardano in se stessi e scorgono illuminarsi la strada da seguire."
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Ottobre 2009 "LUCIA SANDRONI - Viaggio nei colori dell'anima"
Nata a Pisa ha avuto inizio tempo fa la sfida tra Lucia Sandroni e una tavolozza dove si scontrano i colori con spatole e pennelli, cercando ognuno di raccontare gli stati d'animo delle immagini del quotidiano vivere.
Nella sua ricerca alla scoperta dei sentimenti e delle emozioni che muovono l’essere umano, ha cercato, attraverso il linguaggio dei colori, di far rivivere l’energia e trasmetterla a chi guarda le sue opere. La felicità di un amore appena nato, le spigolosità di un conflitto interiore, il movimento senza regole né freni di un pensiero libero. Il difficile equilibrio tra razionalità e passione oppure la strada difficile che deve seguire la forza interiore per guidarci. L’armonia che solo la natura ci sa dare ed il meraviglioso conflitto di un amore indissolubile pieno di luci e colori. Infine le fluttuazioni dell’anima, nella continua ricerca di se stessi in un volo infinito che porterà al passaggio alla quarta dimensione dove tutto riparte dall’inizio in un grande e colorato big bang.
Hanno scritto di lei: La capacita' di usare i colori che cadono dalle sue mani come gocce di rugiada su una foglia ,svelano il grande talento di questa artista che usa i pigmenti come parole,pensieri,sentimenti per raccontare e a volte...rimpiangere. Cromatismi quasi incredibili nel loro dolce intrecciarsi come fili della memoria che a poco a poco riprende il senso della storia. Pensieri ,energie, contraddizioni, diversità, contrasti sono gli elementi della sua esteriorizzazione che assume il significato vero dell'essere nella sua essenza. Quasi una domanda o una risposta quando le parole non bastano più e solo i pigmenti diventano luce, colore, desiderio, unione dei diversi, composizione dei contrasti, simbiosi temporali,...il senso dell'esistenza!
Scarica il catalogo della mostra (Archivio compresso Zip - 6Mb).
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Ottobre - Novembre 2009 SALVATORE ATZENI - Mostra personale con omaggio al "Pergamo di Guglielmo"
Promossa dall'Associazione Tosco Sarda di Arte e Artigianato con il Patricinio di Provincia di Pisa e Comune di Pisa, a cura di Massimiliano Sbrana (CentroArteModerna di Pisa), è stata organizzata la mostra personale del noto artista sardo Salvatore Atzeni che per l'occasione ha realizzato delle pregevoli puntesecche omaggio al "Pergamo di Guglielmo".
L'avventura ha inizio a Cahors nei primi anni 70: Salvatore Atzeni espone i suoi disegni e tiene una serie di concerti di chitarra classica in questa bella città del Lot, in Francia. L'artista beve un caffè ... Sulla caffettiera, mentre meccanicamente mescola il liquido scuro, osserva le sue dita muoversi riflesse nel metallo luccicante ... simili a gambe e braccia che si agitano ... Dal coperchio aperto scaturisce un viso ... il suo.
Il blocco degli schizzi, la matita, sono lì, a portata di mano: le forme si sistemano al loro posto, vicine alla figura umana. Ed ecco, è la prima caffettiera antropomorfa! Salvatore Atzeni vuole rendere evidente l'asservimenlo dell'uomo, divenuto schiavo dei suoi stessi prodotti, che resta per ore imbottigliato in una coda di macchine sull'autostrada, chiuso nella scatola metallica a quattro ruote che sembra essa stessa una caffettiera ... Preoccupato per la condizione dell'uomo, Atzeni ne denuncia, con profonda ironia, questo modo di perdere la propria identità.
Da allora le caffettiere hanno subito una continua evoluzione. Le prime si muovevano sullo sfondo di paesaggi fiamminghi: oggi Atzeni le fa vivere nelle cattedrali già disegnate in periodi precedenti.
L'opera assume così il suo tratto originale, quando le caffettiere entrano nelle chiese. Delle chiese particolari, dove le grandi finestre dalle grate spezzate lasciano trasparire un po' di speranza.
Inizialmente le caffettiere sono essenzialmente metalliche e descrittive, successiva mente hanno indossato abiti e mantelli, ma è stato necessario attendere una decina d'anni.
Sorgono dalle stoffe, dei becchi, come dei sessi immensi, dei manici, a significare che i personaggi possono in ogni momento essere ghermiti, manipolati. I personaggi esprimono il dramma interiore dell'uomo, nascosto nei quadri molto duri. Un incontro con il surrealismo: gli osservatori devono interpretare e leggere l'immagine, ciascuno a suo modo, secondo la propria sensibilità.
Un'opera che occorre saper esplorare alla luce di alcuni simboli ricorrenti.
Omaggio al Pergamo di Guglielmo del Duomo di Cagliari
Pisa e Cagliari hanno un profondo legame storico. Nel Medioevo,
almeno dalla fine del XII secolo fino al 1324, la Repubblica
marinara ha una sua dilatazione territoriale nella
Sardegna meridionale, dove si fonde col luogo e con il suo
popolo. I traffici mercantili, tra il porto di Pisa e quello di Cagliari,
hanno favorito anche l’importazione di opere d’arte.
Testimone di questi rapporti è, a Cagliari, il celebre Pergamo
diMaestro Guglielmo, eseguito per la Cattedrale di Pisa tra il
1159 e il 1162; nel 1312 fu trasferito nella primaziale cagliaritana
quando Giovanni Pisano, fra il 1302 e il 1310, scolpì il
nuovo ambone per la chiesa pisana. L’opera di Maestro Guglielmo
risente dell’influenza artistica della FranciaMeridionale
ed è una importante tappa della storia dell’arte
occidentale, nei processi di riconquista delle forme, dopo la
crisi artistica della caduta dell’Impero. La composizione originale
del pergamo, oggi separato in due parti eguali, prevedeva
la costituzione di una grande vasca, richiamo della
cultura classica dei sarcofagi, completamente istoriata con
scene del nuovo testamento.
Il pergamo era sorretto da quattro leoni stilofori. La forza scultorea
del rilievo dei pannelli e il volume dei leoni portano a riflettere
sul potere estetico e comunicativo di questo
capolavoro.
L’opera stimola ancora la ricerca alla bellezza e alla creatività
artistica.
La potenza dell’immagine esige la sua riproduzione. Atzeni
coglie la proposta artistica e la elabora con la tecnica dell’incisione.
Nei confini del segno racchiude icone monocrome
dell’allegoria di Cristo - leone e Cristo - aquila, intende però
anche rafforzare un’alleanza storica che vede, ancora oggi, i
legami del passato tra Pisa e Cagliari. Le pose, i gesti degli animali
simbolici sono ripresi nel massimo delle tensioni: nella
lotta incessante tra la verità e l’eresia, tra la luce e l’oscurità.
I leoni sono gli eroi che nella loro straordinaria imponenza diventano
infine i custodi della pace.(testo di Marcella Serreli)
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Novembre - Dicembre 2009 ALESSANDRO VOLPI : 1909-2009 - Retrospettiva antologica nel centenario della nascita"
Promossa dall'Associazione Tosco Sarda di Arte e Artigianato con il Patricinio di Provincia di Pisa e Comune di Pisa, a cura di Massimiliano Sbrana (CentroArteModerna di Pisa), inserita nel Progetto ITINERARI ARTISTICI PISANI è stata organizzata nel centenario della nascita (1909-2009) la mostra retrospettiva antologica del maestro ALESSANDRO VOLPI, un doveroso omaggio della città per i suoi meriti artistici ed un invito per una più approfondita conoscenza della sua produzione, compiuta in quasi cinquant’anni di spassionato ed esaltante lavoro.
Alessandro Volpi nacque nel 1909 in una casa di campagna nella
vicina periferia della città. Figlio di contadini ereditò l’amore per la
natura e soprattutto un’antica saggezza. Fin da giovanissimo sentì
fortemente la passione per il disegno e la pittura dedicandosi allo
studio dal vero, da autodidatta accorto e sensibile. Rimase sempre
un po’ schivo e modesto, ma fu un uomo dalla profonda capacità di
riflessione. Nelle sue prime esperienze figurative tenne conto delle
indicazioni e di certi risultati raggiunti negli ambienti artistici pisano
versiliesi degli anni ´30, ma fu anche attento al postmacchiaiolismo
toscana (1930-1932). Nelle opere che vanno dal
1932 al 1942 domina una resa plastico formale, sostenuta da un
forte sentito “realismo”. Durante la seconda guerra mondiale fu
prigioniero in Algeria da cui, alla fine del 1944, riuscì a portare una
serie di disegni dal tratto incisivo, carichi di drammatica tensione.
Poco dopo il ritorno dalla prigionia, Volpi, poté riprendere con
nuovo impegno a dipingere, per portare avanti e approfondire la
ricerca interrotta, verso un linguaggio più autonomo ed appagante.
Le opere che vanno dal 1945 circa al 1965 testimoniano la volontà
del Volpi di raggiungere soluzioni più libere avviate ad una maggiore
concisione formale. L’opera “Sul mare” del 1964 rappresenta il
momento più significativo del linguaggio nuovo di Volpi, risolto in
un’accentuata deformazione figurativa, mossa e articolata. Un
approdo felice. Nacquero quelle figure “simulacro” in composizioni
di richiamo “arcaico mistico” come ha scritto Alfonso Gatto. Nelle
opere che vanno dal 1964 al 1978 , Volpi affida a questo suo nuovo
linguaggio, senza più alternarne gli stilemi, in uno svolgimento
coerente ed unitario, le emozioni, le declinazioni della sua sensibilità,
trasformandole nei suoi personaggi. Questi così esili e delicati,
sostenuti da una grazia tutta moderna, immersi “in un’atmosfera
liquida da sott’acqua nei bellissimi azzurri verdi, negli aranci, nei
rossi, nei gialli … sembrano agire in uno spazio senza tempo, si
fanno simboli di un’esistenza lontana, ma ancora attuale, presente
… Non sono però mai distaccati dalla vita; di essa infatti riaffermano,
in chiave di solenne liricità, i valori antichi e perenni: amore,
gioia, dolore, rispetto, disunita”. Nel 1975 dopo, numerose le mostre
personali (a Pisa in particolare al CentroArteModerna) a
livello nazionale (nel 1963 gli era stata conferita anche la medaglia
d’ora della Camera dei Deputati) fu invitato a preparare le scenografie
per la “Forza del destino” all’Arena di Verona, che portò a
compimento con successo. Sempre a Verona gli fu, poco dopo
organizzata un’antologica nel Palazzo delle Gran Guardia, presentata
in catalogo da Alfonso Gatto. Nel 1977 fu chiamato ad eseguire,
nella sala delle conferenze dell’Ex monastero delle Benedettine
quattro tempere murali sul tema “Le Arti e i Mestieri”. Fu la sua
ultima importante opera. Si spense, dopo breve malattia, nel luglio
del 1978. Dopo alcuni anni (1983), fu allestita a Palazzo Lanfranchi
una grande mostra retrospettiva con la consulenza di Nilvano
Sbrana che da oltre un ventennio seguiva e sosteneva l’opera di
Volpi, seguite da altre importanti mostre retrospettive in Italia
(Galleria Senato - 1986 - Milano) ed in particolare a Pisa presso il
GAMeC CentroArteModerna. (testo di P. Bianchi tratto da “Er Gobbo”)
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Dicembre 2009 - Gennaio 2010 GRAFICA D'AUTORE: Opere Scelte - Edizione 2009
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Questa annuale rassegna giunta alla nona edizione della rassegna "GRAFICA D'AUTORE OPERE SCELTE"
ordinata e curata da Massimiliano Sbrana, vuole portare chiarezza e maggiore conoscenza nel
apparente complicato mondo della stampa d’arte con particolare attenzione a quella più contemporanea.
Con il termine "stampa" infatti si indicano in generale le varie tecniche che permettono la
riproduzione identica di testi o immagini secondo lo stesso principio di funzionamento.
Le varie tecniche di STAMPA si dividono in tecniche incisorie in cavo (bulino, acquaforte, acquatinta, puntasecca),
tecniche in rilievo (xilografia, chiaroscuro, linoleum), litografia e serigrafia.
Tutti i sistemi di stampa d’arte in maniere semplicativa sono composti da tre fasi la prima
dove l’esecutore lavora sulla matrice realizzando il soggetto che intende realizzare
(ma in maniera speculare siamo in presenza della stampa detta "diretta")
seguita poi dalla fase dell'inchiostratura e quella della stampa attraverso
il torchio su carta. Nell’acquaforte invece l'incisore traccia con una punta di disegno e
mette a nudo le parti destinate a ricevere l'inchiostro. La matrice viene protetta al rovescio
da una vernice isolante e passata al morso (morsura) che comporta il bagno della lastra nell'acido.
Uno dei primi artisti a fare uso dell'acido nell'incisione fu il Parmigianino (1503-1540) ma nei secoli a seguire troviamo anche i nomi di Rembrandt, del Canaletto, Giambattista Tiepolo, Giovanni Battista Piranesi, Manet (1832-1883), fino ai contemporanei Felice Casorati e Giorgio Morandi.
Importantela presenza di opere grafiche (ma saranno visibili opere uniche su carta - disegni, sanguigne, acquarelli, olii, pastelli, tempere, tecniche miste, monotipo) dei maggiori artisti italiani tra cui:
Pietro Annigoni, Franco Azzinari, Aldo Borgonzoni, Antonio Bueno, Renzo Bussotti, Giuseppe Cantatore, Michele Cascella, Gianni Dova, Alfredo Fabbri, Daniel Schinasi, Enzo Faraoni, Roberto Fontirossi, Alberto Fremura, Renato Guttuso, Mino Maccari, Ugo Nespolo, Antonio Possenti, Algelo Gorlini, Piet van leuven, Vyacheslav Shmagin, Aligi Sassu, Mario Schifano, Guido Guidi, Ernesto Treccani, Mario Tozzi, Enzo Vespignani, Lorenzo Viani, Tono Zancanaro, Aldofo Scarselli (Dolfo), Riccardo Benvenuti, Marco Dolfi, Brigitta Rossetti, Cerare Borsacchi, Guerino Bardeggia, Rita de Luca, Renzo Galardini, Domenico Corrado, Andrea Buscemi, Paolo Buzi, Paolo Lapi, Vanni Viviani, Alberto Martini, Milena Moriani, Gianfranco Pacini, Lisandro Ramacciotti, Alberto Berti, Alessandro Volpi, Mino Trafeli, Giancarlo Tognoni, Giuseppe Viviani.
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Dicembre 2009 - Gennaio 2010 Obiettivo su ... MIMMO CORRADO
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Domenico CORRADO - Mileto (VV) - nel 1968 consegue il diploma di Maestro d’Arte, sez. “ Arte Ceramica” presso l’Istituto Statale d’Arte di Vibo Valentia, e nel 1973, presso lo stesso Istituto ,il diploma di Maturità d’Arte Applicata, sez. “ Arte Ceramica”. Nel 1968 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria e frequenta il corso di Scultura. Nel 1970 si trasferisce a Carate Brianza (MI) dove partecipa attivamente alle esperienze artistiche e culturali della provincia e del capoluogo milanese. Dal 1975 è titolare della cattedra d’Educazione Artistica fino al 2005. Fin dalla sua infanzia, trascorsa dal 1954 al 1963 a Buenos Aires (Argentina), dove viene attratto ( tanto ad indurlo a coltivare la sua naturale vocazione al disegno ) dalle strisce e dagli albi dei grandi maestri del fumetto Argentino ed Internazionale come: A. Breccia , A. Raymond, U. Pratt , A. Galleppini, C. Gould , ecc. , il Corrado dava già segni di marcata versatilità nel campo artistico. Nei primi anni trascorsi in Calabria ( dal 1963 al 1969) e poi a Milano ( dal 1970 al 1975) si dedica costantemente con particolare riguardo alla pittura dove, dopo un’attenta e accurata ricerca stilistica e formale di un linguaggio aderente alle visioni del proprio mondo poetico, adotta prevalentemente la tecnica della spatola. Dal 2002 risiede a Pisa.
Sull’attività artistica di Domenico (Mimmo) Corrado tanti critici ed appassionati hanno espresso il proprio parere positivo; la sua è una storia che inizia a Mileto dove ha avuto i Natali cinquantatre anni addietro e che continua poi in quel di Milano per poi vederlo ritornare definitivamente nella sua città di origine. L’arte del Corrado spazia a tutto campo nel mondo dell’arte: nella pittura predilige la tecnica della spatola mentre nella scultura l’argilla, che dalle sue mani prende forma ed assume un aspetto vivo e reale. L’artista è pieno di una forza interiore che si ripercuote inevitabilmente sulle tele o nell’argilla che plasma, nei suoi gesti artistici, nei suoi linguaggi pittorici. E’ chiaro e ben visibile nel Corrado lo stretto connubio tra l’artista e l’opera che dalla sua mente e dalle sue mani nasce, egli esprime, nei cromatismi suggestivi, angoli di realtà, paesaggi, scene di veridicità quotidiana, cromatismi non intensi come eccessi di colorazione ma semmai come giusti riconoscimenti cromatici: è l’arte che nasce da una simbiosi perfetta tra tecnica ed estro che porta il Corrado ad essere uno dei maggiori artisti in Calabria e non solo.
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Gennaio - Febbraio 2010 ARTE IN TOSCANA: dalla Macchia al Contemporaneo - Edizione 2010
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A cura Massimiliano Sbrana, promossa da CentroArteModerna la mostra "ARTE IN TOSCANA" Edizione 2010
anche questo anno raccoglie opere di pittura, scultura, fotografia e digital art di artisti legati alla realtà più interessante del panorama italiana ed europeo contemporaneo partendo da opere legate alla tradizione macchiaiola toscana.
Terra di sorprendenti e multiformi molteplicità artistiche, storiche, culturali, monumentali ed urbanistiche, essa si apre all'ammirata perlustrazione
da parte dei suoi innumerevoli ospiti ed estimatori, con la fiera consapevolezza di essere stata un faro di civiltà nell'intero Occidente.
La Toscana, già culla della civiltà italiana ed uno dei maggiori crogioli della moderna cultura europea, non è solo legata alla straordinaria
elaborazione di concetti ed a forme e metodi di espressione originale che l'hanno contrassegnata in oltre due millenni di storia:
è stata essa stessa fucina di straordinaria produzione artistica, che ha dettato tempi e modi sullo scenario continentale.
Basti pensare all'universalità della lezione rinascimentale, partita da Firenze, grazie alla versatilità ed al genio dei suoi straordinari interpreti,
e diffusasi ed affermatasi a livello europeo.
La Toscana quindi come laboratorio di esperienze artistiche e creative, come luogo di accoglienza, di crescita, di sperimentazione, di sintesi e di rilancio culturale.
In questa edizione 2010 sono quindi in esposizione opere di numerosi artisti provenienti da tutta
Italia ed anche dall'Europa con particolare attenzione al primo e secondo Novecento toscano e all’evidenza contemporanea italiana ed europea odierna.
Ecco gli artisti in esposizione:
Ciro Balzano, Donatella Bertino, David Biasini, Gino Bonfanti, Milvia Botticelli, Livio Cavedon, Gabriele Fastame, Sabrina Garzelli, Simone Giaiacopi, Anna Maria Guarnieri, Dhimitraq Kote, Alexander Leal Cid, Donato Lotito, Luisa Maggioni, Curzio Marchi, Mauro Martin, Corrado Michelozzi, Renato Natali, Ferruccio Pizzanelli, Giuseppe Rizzo, Claudio Semino, Patrizia Simonetti, Lorenzo Vadi, Umberto Vittorini.
Ciro Balzano
Nato a Napoli, diplomato all'Accademia d'Arte (sezione Scultura) della stessa città si dedica alla con continuità solo negli ultimi anni. Egli scrive del suo lavoro: "C’è un tempo senza tempo, è il tempo che unisce i diversi tempi della nostra esistenza interiore. E’ il tempo dell’Anima che è un tutt’uno con il tempo dell’Universo. E’ quasi immoto, vi sono i nostri ricordi e le nostre aspettative, i miti del passato con la realtà del presente, la false certezze o le falsità certe, c’è qualcosa che emerge dalla memoria ancestrale e qualcosa che s’inabissa nell’inconscio più profondo. Tutto tace e tutto grida nel silenzio della notte della nostra Anima, pronta a ricongiungersi nell’incontenibile Immenso".
Dai nostri ricordi emergono quindi personaggi che, apparentemente irreali e assurdi, ci rappresentano in tutta la loro “verita” in una sorta di evocazione e o esternazione o esplicitazione nel nostro inconscio dall'interno che sfocia verso l'esterno e che Balzano ci mostra nelle sue opere.
Donatella Bertino
La sua ricerca artistica, portata avanti con tenacia ed entusiasmo, inizia frequentando le lezioni di insegnanti d’ arte e noti pittori della sua città. Come lei stessa afferma: “Non ho mai pensato all’ arte come ad un lavoro, ma come cura per ogni mio malessere, depressione e solitudine”. Donatella è quindi consapevole che i colori espressi in piena libertà, a volte con sagome geometriche, a volte con partizioni spaziali chiuse da curve, regalano a se stessa ed al fruitore emozioni e sensazioni. Le sue ultime composizioni non risultano comunque inquadrabili in un filone compiutamente di matrice astratta, ma piuttosto in una fase di transizione tra il suo primo figurativo e la nuova ricerca che, se ulteriormente evoluta e raffinata, potrebbe essere una promessa ed una sorpresa per il futuro. Come dice la stessa autrice: “Nella fusione dei colori ci sono i miei sogni e i miei desideri”. E questo forse è il segreto e l’ aspirazione di ogni artista: rappresentare l’ espressione più profonda di se stesso.
David Biasini
Nato a Grosseto, ha compiuto gli studi artistici presso il Liceo Artistico "P.Aldi" di questa città. Dopo il diploma ha continuato gli studi frequentando l'Accademia di Belle Arti di Firenze ed in particolare il "Corso di Pittura"- Nudo dal Vero -del prof. Giovannelli e successivamente l'Accademia di Belle Arti di Roma (corso di Scenografia del prof. Gaetano Castelli). Dal 2008 vive e lavora a Pisa. Il campo d'azione in assoluto preferito è quello del ritratto e della ritrattistica in generale,dove vi è la capacità da parte di questo giovane artista toscano di cogliere aspetti intimi e caratteriali dei suoi soggetti con una verità sorprendente.Genere pittorico che necessita di grandi studi e grande perizia nel disegno e di mai abbastanza profonda conoscenza delle arti figurative,del corpo umano e dei suoi movimenti e soprattutto,della pittura e delle sue regole.
Gino Bonfanti
(Siena 1900 - Pisa 1958)
Trasferitosi da Siena a Pisa nel 1927, portandosi con se oltre alla famiglia, la passione per l'arte e per la pittura, ottenne in breve tempo consensi ed i primi successi. Inaspettato fu poi l'accettazione nel 1938 per concorso alla XXI Biennale di Venezia, dove ebbe un prestigioso riconoscimento: un premio per il paesaggio. Fu un evento questo della Biennale che quasi sicuramente lo travolse. Bonfanti, infatti, prese la drastica decisione di abbandonare la sicurezza del lavoro in banca per dedicarsi con piena liberta' alla pittura. Ma piu' presto del previsto l'euforia del successo si spense ed egli dovette affrontare, con la famiglia, ogni sorta di disagi aggravati dalla scoppio della seconda guerra mondiale. Nell'immediato dopoguerra (1948), la grande mostra nazionale a Palazzo della Giornata, che volle essere un incentivo per la ripresa culturale e morale della citta', vide la presenza anche di Gino Bonfanti con alcune opere accanto a quelle di artisti pisani tra cui l'emergente Gianni Bertini. Fu presente negli anni '50 a collettive di prestigio come la Quadriennale di Roma. La sua pittura non era chiassosa, non si esaltava nello sfarzo cromatico, nella diffusa luminosità; rispecchiava la sua timidezza e si presentava dimessa nella seplicita' compositiva, nella pacatazza dei toni. Si coglieva però, in essa, quella casta malinconia, sempre filtrata da un calmo quanto continuo respiro lirico.. Non si lascio mai conivolgere dal nuovo a tutti i costi ed anche nei disigni a china, matita, rimase fedele alle sue qualità compositive con quella naturalezza consueta, indenne da qualsiasi tipo di forzatura. Morì a Pisa nel giugno del 1958.
Milvia Botticelli
Osservando le sue opere, abbiamo la percezione immediata della bellezza senza tempo. La trasparenza, la luce, la cromaticità e le forme nella loro leggerezza, vengono da lei utilizzate in una realtà quasi onirica che ci emoziona. La sua sensibilità e il suo pudore ci toccano l’anima.
Questa artista mostra di avere una grande capacità di individuare materiali diversi per esprimere la creatività, permettendole di trasformare elementi della quotidianità in opere d’arte e di interpretare la polimatericità della nostra era trasmettendo emozioni e bellezza. Infatti le sue figure di donna, quasi neoclassiche, ci fanno cogliere l’armonia e soprattutto l’eleganza senza ricorrere a forzature spesso utilizzate per stupire.
Nelle sculture, ultimo frutto delle sue ricerche sulle materie, traspare in modo evidente la raffinatezza della sua espressione artistica.
Livio (Livì) Cavedon
Negli anni ottanta inizia a interessarsi ed approfondire lo studio sulla terapia cromatica. Negli stessi anni inizia la sua attività artistica ma è a partire dagli anni novanta che la sua attività espositiva accelera. Sono numerose infatti le mostre personali e collettive che lo vedono protagonista sia in tutta Italia che all’estero. Cavedon è pittore (ma è anche poeta) autentico, che senza sofisticazione mentale esprime l'identità vera, concreta, palpabile del pittore, tessuta di una misteriosa luce soprannaturale che attraverso una quotidianità imprime forme e sortilegi - evocate dalle carte di giornale - erompono immagini, riflessi di memorie, captazioni volitive di lirismo, poesie nella prosa d’ogni giorno.
Gabriele Fastame
Fa parte a pieno titolo di quella nouvelle vougue di giovani artisti livornesi di talento che si sono allontanati dalla tradizione artistica labronica. Nella sua ultima produzione pittorica si ripropone con rinnovato spirito ed impegno e con un linguaggio pittorico meno ridondante di riminiscenze matenendo per coerenza pittorica gli aspetti più positivi della produzione artistica precedenti quali l' aspetto scenografico, la fantasia mitizzante e la matrice cromatica con il risultato di una espressività più snella, personale e originale. Benché giovanissimo è un pittore che assimila e si concentra in percorsi personali dove certamente i colori labronici azzurro e blu fanno da padroni. La sua ultimissima tendenza pittorica lo porta a cimentarsi in un moderno status di sogno-realtà che gli elargisce il soggetto donna con il tutto il visibile e l' invisibile fascino che questo emana, rinnovando movimento e segno fino a raggiungere un dettato moderno di tutto rispetto per intuizioni di forme, fluidità di movimenti e concentrazione simbolistica.
Sabrina Garzelli
La sua pittura si distingue per la vivezza straordinaria delle immagini, costruite con sapiente studio formale e inimitabile cura nella stesura cromatica. Le tematiche che vi sono trattate, care ad un'illustre tradizione, ripropongono una visione poetica e armoniosa della vita, dove arte e natura, sogni e realtà si fondono mirabilmente. Pittura di contenuto, quindi, e non virtuosistica rappresentazione trompe l'oeil, densa di espressioni, valori, sentimenti diversi, e organicamente sostenuta da una magistrale bravura esecutiva.
Simone Giaiacopi
Ha iniziato a dipingere come autodidatta e ha trovato fin da subito nella pittura ad olio su tavola la tecnica a lui più congeniale. I suoi interessi sono soprattutto due: la natura morta, in cui colglie oggetti di produzione industriale nella loro fissità o in momenti enigmatici e allusivi; il ritratto, che gli permette di isolare la figura, sottratta a qualunque contesto naturalistico, in un’attitudine psicologica rivelatrice, spesso perturbante. La sua attenzione ai singoli dettagli, alla materia e alla luce è un’ossessione che non gli permette di raggiungere le cose, ma che rivela il suo sforzo di comprenderle senza alcuna garanzia di successo.
Anna Maria Guarnieri
Nasce nel 1947 a Sesto Fiorentino. I suoi studi fanno capo all'Istituto d'Arte, mentre le sue opere giovanili e le prime mostre risalgono al 1970, ma già nel 1973 la Guarnieri dimostra di aver acquisito padronanza ed essenzialità della pennellata.
La ricerca della Guarnieri, per parte tecnica si avvale di un’attenta gestione del colore, reso con l’apparenza d’irraggiamento ben graduato e vivificante, che supera la via dell’intelletto per raggiungere in modo pregnante e pervadente la via del cuore, ove meglio coniugare sentimenti e speranze.
Dhimitraq Kote
Nato a Korçe (Albania) fin da piccolo ho iniziato un percorso di apprendimento, fatto di studio sul disegno del corpo umano. Nel 2006 si trasferisce in Italia e si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Firenze, che tutt'ora frequenta. La sua pittura è ispirata alla cosidetta "Arte non figurativa" come espressione la totale e libera della propria creativa.
I particolare l'opera realizzata per la mostra "Arte in toscana edizione 2010" affranta il problema dell'abbandono della rappresentazione figurativa.
In questa opera egli ha creato una composizione di linee e di colori diversa dalla composizione naturale il cui contenuto è indecifrabile, in un processo della pittura che guarda verso la propria essenza e verità.
Alexander Leal Cid
Nel 1993 si diploma all'Accademia delle Arti in pittura, scultura e incisione (Litografia, xilografia) e nel 1996 consegue il diploma presso l'Accademia Nazionale di Belle Arti "San Alejandro" (L'Avana, Cuba) in pittura e disegno.
La sua pittura come pure l'arte in generale, oltre alla creazione, è anche il frutto di uomini illuminati che l'hanno appresa dai loro predecessori.
Sotto l'influenza allora dei grandi maestri del Rinascimento e del Barocco, egli riesce coniugare in equilibrio quasi magico, opere personali contemporanee, realizzate attraverso tecniche puramente tradizionali o sperimentali, poichè che a volte l'illuminazione, è accompagnata anche dalla conoscenza del passato.
Donato Lotito
La passione artistica di Donato Lotito nasce e si forma nel tempo libero. Coltivando interessi verso la letteratura, la poesia ed il cinema è approdato nel mondo dell’arte visiva attraverso sperimentazioni nel campo della pittura, della grafica e della fotografia.
Quest’artista di origine torinese si è specializzato da autodidatta in fotografia digitale, assemblando e manipolando fotografia e pittura ed intervenendo sull’immagine attraverso software grafici, strumenti di lavoro non troppo diversi da quelli tradizionali (pittura, collage) ma che sussistono in forma virtuale. Nonostante i suoi lavori si sviluppino dalle ampie possibilità dell’universo digitale, l’oggetto della figurazione resta pur sempre il reale. Infatti i soggetti prescelti sono fiori, ritratti e paesaggi, il mondo naturale ed umano, su cui si accentuano effetti luministici e coloristici.
Luisa Maggioni
La parte pittorica si è evoluta durante gli anni, attraverso mezzi espressivi diversi, ma mantenendo sempre inalterato lo spirito di osservazione intrecciando realtà, sentimenti, stati d’animo, cercando di trasmettere energia e vibrazioni che possano risuonare dentro l’osservatore. Su un binario parallelo vi è l’esigenza di allargare il percorso interiore ad un discorso sociale capace di sensibilizzare l’osservatore a temi attuali.
I lavori non sono quasi mai singoli pezzi casuali, ma più opere raggruppabili per ispirazione, ovvero una volta sviluppata e resa un’opera ne vengono prodotte altre sotto diversi punti di vista, ma tutte legate da un'unica tematica di fondo. Questo processo diviene un’esigenza primaria poiché le varie serie differiscono per ideali e tecniche. Nonostante ciò osservando l’intera produzione di questi anni si percepisce un filo conduttore che lega tra loro tutte le opere e ne fa un insieme vario ma omogeneo.
Curzio Marchi
Nato a Pisa, autodidatta con importanti frequentazioni di noti artisti toscani è evidente nella sua pittura la ripresa dal vero, quella che al tempo dei paesaggisti di primo e secondo Ottocento era detta pittura en plain air, pittura all’aria aperta e per questo vera perché recupero diretto della Natura. Effettivamente si tratta di una visione limpida e fortemente scorciata. Nelle sue numerose opere si attua in modo costante quello stretto binomio tra mondo reale e irreale, cioè tra il nostro mondo e quello che l’artista ha dipinto sulla tela, ma non per questo falso.
Mauro Martin
Nato a Pinerolo, frequenta il Liceo Artistico e il Politecnico di Torino dove consegue la laurea in Architettura. Parallelamente al corso di studi, frequenta l'atèlier di Raffaele Ponte Corvo, noto pittore surrealista torinese e stringe legami con il mondo artistico veneziano.
Dal 1995, contestualmente alle opere formali, inizia la produzione in via sperimentale di dipinti informali o astratti, avvalendosi dal 2006 dell'uso della fotografia. La sua pittura si snoda continuamente tra i due poli del figurativo e dell'astratto, facendoci cercare di comprendere che la pittura è un linguaggio a sé, dove il significante coincide col significato.
Corrado Michelozzi
(Livorno 1883-1965)
Detto “Borchia“, fu uno dei migliori pittori labronici del XX secolo e uno dei fondatori del Gruppo Labronico. Prevalentemente autodidatta, si può datare al 1905 l’inizio della sua attività. Si dedicherà sempre alla rappresentazione figurativa con ritratti, paesaggi, nature morte e soprattutto fiori, tanto che verrà in seguito definito il “pittore dei fiori”.Per mantenersi si afferma come decoratore, sperimentando varie tecniche anche con lavori su vaste superfici, inoltre, appassionato come tanti livornesi di musica dipinge per Mascagni gli scenari delle opere liriche che vengono rappresentate al vecchio teatro S.Marco. Tiene una personale nel 1929 a Livorno, espone nel 1930 a Pisa, nel ’33 a Firenze. I suoi quadri sono animati davivacità e freschezza, i suoi fiori danno l’illusione di essere reali, i ritratti sono eseguiti con lineare semplicità, efficace cromia ed un’intensa affettuosità espressiva.
Renato Natali
(Livorno, 1883-1979)
Fin da ragazzino comincia a disegnare e a dipingere da solo senza l’insegnamento di nessun maestro. I primi dipinti conosciuti risalgono al 1898 e il primo riconoscimento arriva nel 1903 con una medaglia d’argento del Ministero della Pubblica Istruzione, poi nel 1905 partecipa alla Biennale di Venezia. La sua passione per la pittura lo porta ad andare continuamente in giro: abbozza e prende appunti di quello che lo colpisce, poi rientra nello studio e concretizza le annotazioni sulle tele; Livorno sarà sempre uno dei temi preferiti, le sue piazze, le strade e il litorale di Antignano. Intorno agli anni venti il pittore collabora con la rivista settimanale "Il Mondo" realizzando numerosi disegni, condivide la nascita del "gruppo Labronico" e partecipa a tutte le mostre sindacali livornesi e toscane; iniziano a svolgersi anche le sue prime mostre personali a Livorno, Roma, Genova e Milano. Durante il secondo conflitto mondiale non abbandona mai Livorno nonostante i frequenti bombardamenti e al termine della guerra dipinge la sua celebre tela "La preghiera dei rimasti". Nel 1974 Livorno dedica a Natali una retrospettiva e una pubblicazione monografica. Renato è senz’altro il pittore prediletto dai livornesi, proprio per la sua passione nell'illustrare tutti gli aspetti della sua città: la Livorno di Natali scaturisce dalla sua fantasia creativa, all’interno del suo studio e nella rielaborazione degli appunti presi dal vivo.
Ferruccio Pizzanelli
(Pisa, 1879 - 1950)
Si diploma all'Accademia di Belle Arti di Firenze sotto la guida di Fattori. Nei primi anni di attività si dedica alla decorazione. Nel 1906 riceve un premio di arte decorativa alla mostra di Milano per cuoi bulinati, incisi e decorati. Nel 1911 partecipa all'Esposizione di Roma. Nella sua attività pittorica si dedica alle nature morte, ai paesaggi e ai ritratti, impostando la sua arte su una sobria sensibilità coloristica.
Nel 1924 espone due disegni alla XIX Biennale di Venezia e fino all'inizio degli anni Quaranta partecipa a varie mostre in Toscana.
Giuseppe Rizzo Schettino
La particolare tecnica che Rizzo Schettino ha adottato, attraverso l’uso quasi esclusivo della spatola, rende le sue opere tavole sulle quali il colore è spalmato, quasi a voler penetrare attraverso di esso e tirar fuori la vitalità del disegno. In questo modo, la maniera che era dei Macchiaioli è portata all’esasperazione: il colore è scarnificato, tirato fin quasi a far apparire le nervature della tavola – supporto.
La sua pittura si basa sui forti e decisi contrasti tra luce ed ombra, ottenuti con l’accostamento di toni diversi di colore, acquistando una particolare nitidezza e profilatura dei contorni.
L’artista combina il disegno con accensioni di colori ora intensi, ora circoscritti in accori minori, attorno a sfumature grigio perla di luce diffusa che acuiscono le emozioni che lo legano alla sua terra. I ricordi, la nostalgia: queste le sensazioni che in Giuseppe Rizzo Schettino diventano colori.
Claudio Semino
Claudio Semino è nato a Genova, dove si è diplomato al Liceo artistico statale. La sua attività artistica iniziata nei primi anni '70 ha attraversato periodi di intensa attività espositiva, a periodi, come negli anni '80, in cui la presenza in mostra è stata molto sporadica, preferita allo studio e alla sperimentazione di tecniche e di materiali che gli permettessero di esprimere su basi nuove la propria sensibilità artistica. A coronamento di questo percorso è nata con gli inizi degli anni '90 una nuova attività espositiva insieme alle nuove immagini risultato di tale lavoro, con l'amore e la rilettura della pittura italiana del Gotico e del Rinascimento, di quell'arte universale che ha caratterizzato la cultura italiana nel mondo. Tale rilettura, e l’ammirazione per la storia antica, mediata da una combinazione di metafisica, surrealismo e ironia, porta alla creazione di immagini di grande fasciono.
Patrizia Simonetti
Vive a Roma dove frequenta la Libera Accademia delle Belle Arti. Nel 1989 incontra il maestro Oliviero Leonardi e per 4 anni segue i suoi
corsi in un casale all'interno di Villa Pamphili, nel cuore di Roma. Il suo influsso la condurra' alla scoperta dell'arte astratta, che
abbraccera' immediatamente e che ancora oggi esprime nella sua pittura, e piu' recentemente in scultura. I suoi quadri, quindi, che non lasciano nulla di definito nelle loro forme, hanno comunque sempre la capacita' di coinvolgerci con una notevole intensita' emozionale, poichè
l’ intenzione dell'artista e' di lasciare, a chi osserva un suo quadro la possibilita' di ricreare immagini ed emozioni proprie, seguendo un suo filo interiore e darne una prorpia interpretazione, al di la' di quello che l'artista stesso vuole raccontare : un momento di gioia, uno scoppio di risa, un profondo momento di introspezione, di solitudine o tristezza, un profondo sentimento di amore, una grande serenità meditativa ... e tutto questo dà spesso poi titolo alle sue opere.
Lorenzo Vadi
Ben oltre la rappresentazione realistica, in cui vecchio e nuovo si confondono con cose antiche e moderni telefonini, con attrezzi semplici e macchine sofisticate, un sapore surrealistico avvolge le immagini. Semplici oggetti trasfigurati che proiettano ombre ed ombre di sé che fanno da sfondo agli oggetti. Presenze e assenze. Più che di classiche nature morte, di still-life, converrebbe parlare di autoritratti mediati da cose che recano l’impronta dell’artista. Ecco allora che attraverso oggetti assemblati con oculata maestria compositiva appare l’inverso della reificazione e si svela una soggettività creativa che anima le cose. Le sue creazioni si presentano vibranti e dinamiche, non solo poiché la staticità degli oggetti è solo apparente ed essi sembrano essere lì per un momento, in attesa di esser riposti altrove, ma soprattutto dinamico è il risultato di una visione poetica delle cose che Lorenzo Vadi riesce a comunicare.
Umberto Vittorini
(Barga 1890 - Milano 1979)
Per molti anni ha insegnato all'Accademia di Belle Arti di Brera. Allievo di Gordigiani, rappresenta una voce piuttosto isolata nel panorama della pittura toscana del Novecento, in quanto conduce un tipo di esperienza isolata e fortemente meditativa. Se da una parte si possono leggere spunti paesaggistici che lo avvicinano a Soffici, in realtà la sua ricerca va in senso opposto, verso i quattrocentisti toscani e soprattutto verso una visione estremamente spirituale della realtà ove la figura umana non ha ancora raggiunto una sua rilevante presenza fisica, bensì rimane ancor chiusa in una sua sfera mistica che è oggettivizzata dal mondo interiore dell’artista.
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Febbraio 2010 OC10 - OSCILLAZIONI CONTEMPORANEE: Edizione 2010
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Momento di interessante novità, questa "OSCILLAZIONI CONTEMPORANEE" curato da Massimiliano Sbrana che quest'anno compie dieci anni, cerca di riflettere la vera immagine delle emergenti tendenze artistiche di questi anni, dando nuova enfasi a quell'aspetto più interessante di questo settore: LA RICERCA.
Il pubblico potrà così visionare molte e stilisticamente diverse opere d'arte, ed incontrare un eterogeneo gruppo di artisti (ROBERT BRUCE , MAXO DELLA ROCCA, SAVERIO FELIGINI, ROBERTO TROTTA, CRISTINA ZANCHETTA) direttamente, partecipando alle emozioni della loro ricerca artistica.
Viste le premesse che ogni anno ci spingono a selezionare e proporre nuovi artisti, siamo certi che OSCILLAZIONI CONTEMPORANEE 2010 continuerà ad arricchirsi ed a crescere nei prossimi anni, valorizzando così l'opera degli artisti con sicuro incremento sia della cultura che del loro mercato.
Ecco una breve scheda degli artisti presenti a questa edizione:
ROBERT BRUCE
Robert Bruce, nato nel 1968, è un artista americano che vive fra Milano e il suo luogo di nascita, Mount Pleasant, una comunità rurale nel sud dell'Alabama. Ha iniziato a disegnare e dipingere quando aveva 8 anni e nel 1992, si è laureato all'Università di Auburn specializzandosi in scultura.
Negli ultimi dieci anni, l'arte di Robert ha avuto una svolta ed è diventata più fantasiosa e creativa. Ha iniziato a sperimentare nuovi soggetti ed è emersa quasi una visione infantile, piu' espressiva: la città in costruzione, le persone, le case e i paesaggi, dipinti in base ai propri ricordi e sogni, i giardini colorati pieni di alberi e uccellini.
Le sue tecniche si sono ampliate e comprendono acquerelli, pastelli, collage e tecniche miste. Questi quadri espressionisti sono costruiti con tanti strati di colori nel tentativo di comunicare un senso di fascino per la natura.
MAXO DELLA ROCCA
Pittore e Scultore (Massimo Canato ) nasce a S. Maurizio Canavese (TO) nel 1968. Dotato sin dall'infanzia di un innato talento artistico, non che di una notevole sensibilità verso le arti figurative, attraversa un percorso di tipo autodidattico, sviluppando così una notevole padronanza della tecnica scultorea ed affinando quella empatia con la materia che contraddistingue il suo modus operandi, la tecnica e la profonda conoscenza della pietra e del marmo, permettono a lui di produrre opere di alto livello qualitativo anche quando affronta l'interpretazione di tutti gli stili classici. Ideatore del Suturismo, Maxo fonda il concetto suturista legandolo all'emisfero empirico dell'uomo. Tale neologismo funge da cerniera tra l'essere e l'esperienza sensibile, sottolineando in modo particolare il dualismo tra interiorità e apparenza in un precario equilibrio tra se stesso e l'"altro".
Sulla tela le suture sono effettivamente realizzate mediante un procedimento chirurgico che metaforicamente cuce i dati oggettivi con la soggettività assorbita nell'esteriorità. Il concetto suturista racchiude, dunque, un valore di relatività tra natura ontologica e fenomenologica dell'essere.
SAVERIO FELIGINI
Saverio Feligini, marchigiano (Cagli - Pesaro 1965), da tempo vive e lavora a Roma. La sua formazione da autodidatta è maturata attraverso varie esperienze nell’ambito di spazi non istituzionali. Da anni porta avanti una personale ricerca nell’ambito del "collage puro", senza altra commistione di tecniche o media.
Nelle sue opere l'autore abbandonata la pura figurazione accademica fa della dinamicità delle sue opere la sua vera forza. Opere che collocano l’astante in un universo parallelo in cui cosmo e realtà materiale diventano una cosa sola. L’arte di Feligini si presenta così priva di contaminazioni e richiami del “già noto”. Forte del suo modo di fare arte riporta sulla tela quelle che sono le sensazioni di un’anima che vissuta in questo mondo chiede di voler vivere in una nuova realtà. Una realtà fatta di scelte cromatiche e collocazioni spaziali diverse da quelle conosciute nelle quale esplora visioni passate per ricollocarle in una dimensione nuova: quella della sua psiche.
ROBERTO TROTTA
Nato a Salerno nel 1985 dopo il diplomato presso l'ITG C.G. Gloriosi di Battipaglia (SA) consegue la laurea in pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli nel 2007. La sua ricerca , si prefigge di attuare un' indagine sulle imperfezioni corporee , quindi elementi di lacerazione , asimmetria , irregolarità , e delle rappresentazioni imperfette della figura umana , quali deformazioni , frammentazione , ipervisione , ipovisione .
Tali elementi , spesso al centro di una tradizione figurativa consolidata , sembrano circolare nell'universo figurativo contemporaneo con particolare frequenza e rilevanza , suggerendo cambiamenti nella rappresentazione della figura umana
L'artista utilizza il corpo umano come una tavolozza , dove tutta la tragedia dell'esistenza viene scaricata su quella superficie bianca , dove , quella figura umana , non è più solo rappresentazione di un' esperienza personale della vita , ma il sentimento interiore ed irrappresentabile dell' esisterem individuale ed intimo. Da alcuni anni vive a Correggio (Re).
CRISTINA ZANCHETTA
Nata a Camposampiero (PD) nel 1980 segue l’Accademia di Belle Arti nella sezione "Pittura" di Bologna. Gli ultimi anni di attività si sono caratterizzati da una intensa ricerca pittorica. Osservando le sua pittura infatti non ci accorgiamo mai di trovarsi di fronte ad un artista di così giovane età, anzi, la prima impressione è quella di un linguaggio maturo, di un'espressività ricca di idee, contenuti, fantasia. Nelle sue più recenti opere questa pittrice rileva uno spiccato interesse per tutto ciò che riguarda l'individuo e la sua sfera intima. A Cristina Zanchetta non interessa affatto presentare un certo tipo di realtà in maniera violenta e sconcertante, anzi in molte delle sue opere è la calma, la tranquillità che emergono ne sono un esempio la bellezza e la genuinità che si riscontra spesso nei suoi candidi volti. Opere permeate di un linguaggio che può cogliere e tradurre soltanto chi ha saputo conservare la purezza degli intendimenti e lo spirito sognante del poeta.
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Febbraio - Marzo 2010 DONNE IN ARTE - MADE IN WOMAN / La Creatività al Femminile
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E' allestita presso gli storici spazi espositivi del CentroArteModerna di Pisa (Lungarno Mediceo,26) la mostra "Made in Woman - La Creatività al Femminile " a cura di Massimiliano Sbrana, promossa da Ass.ne Tosco Sarda di Arte e Artigianato in collaborazione con il CentroArteModerna, ed il patrocinio di Provincia e Comune di Pisa.
Inserita nel progetto "Donne in Arte" in questa occasione si cercherà difare maggior luce sul capacità creatività femminile sempre nell'intento comunque di valorizzare la realtà artistica femminile con un riferimento al panorama artistico contemporaneo.
Il '900 è stato il secolo del risveglio della donna, il tempo in cui la donna ha conquistato il proprio posto nel mondo, nella cultura e nella società. E' stato questo il secolo che ha visto grandi donne affacciarsi
al mondo della storia, della politica. della scienza, dell'arte. La donna è un essere sensibile, sensoriale, ha luna visione globale del mondo e del reale. E' recettiva come la terra, è soggetto fertile in ogni campo, nella maternità corre nell'arte, nella scienza come nella ricerca. Ella è soggetto che basa la sua attività intellettiva soprattutto nell'intuizione. L'intuizione è un modo di conoscenza del tutto particolare: è illuminazione, è un modo di andare alla scoperta mediante ragionamento e sentimento fusi insieme saltando gli aspetti formali del pensiero deduttivo ed induttivo. Ella porta alla penetrazione della verità attraverso modi insospettati.
La donna possiede questa particolare capacità di cogliere dentro se stessa e dentro le proprie forme inconsce elementi creativi ed innovativi di grande importanza sia sul piano individuale sia su quello collettivo.
In esposizione le opere (Pittura, Scultura, Ceramica, Incisione, Fotografia, Digital Art) di importanti artiste provenienti da tutta Italia:
BALESTRA MARIA LAURA ,BERTINO DONATELLA , BIANCHI MARILENA, BINDA MIRIAM , BRUNELLI VALERIA , BUCCI RITA, CAPPELLARI SABRINA , CARMASSI CRISTINA , CASSETTI LAURA , FALCO ANNA , GALASSINI LARA , GIANNECCHINI LILIANA , MANTOVANI ELENA , MAROTTA ANGELICA , MATTEOLI LAURA, PAGLIA ANNA , RAGGI LUCIA , RAGO NANDA , REGOLI BENEDETTA , SEKSICH MONICA , SIGNORINI SABINA , STROBINO ORIA , TRUNGADI STEFANIA , WOLKENSTEIN BRACCINI BIANCA .

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Marzo 2010 EVA E IL SUO EDEN: I giardini di Eva - Marialuisa Sabato
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Nell'universo pittorico di Marialuisa Sabato, scrive Massimiliano Sbrana nell'introduzione al catalogo, il colore e la luce sono elementi fondamentali. Essi, agendo sulla sensibilità dell'osservatore, si trasformano in un linguaggio di sensazioni, simboli ed aspirazioni. Una pittura, quella di Marialuisa Sabato, che definirei immediata, voluta, che si concretizza sulle sue tele solo dopo che è stata profondamente sentita, all'interno della quale i segni dalla evidente forza espressiva costituiscono la presenza viva della sua partecipazione umana al rigore estetico. Marialuisa Sabato quindi non si accontenta evidentemente di imitare la realtà che la circonda, ma anzi la sua pittura si arricchisce sempre di concetti e significati profondi ricercando senza tregua la vera essenza della vita, studiando le realtà più comuni o quotidiane, penetrando con successo in quella realtà che è nella nostra interiorità, attraverso semplici e primitivi spostamenti dell'anima.
Marialuisa Sabato ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bari – Sezione Pittura - diplomandosi nel 1994. E’ pittrice, illustratrice e scrittrice di libri per bambini e ragazzi. Sue opere pittoriche sono state esposte in numerose mostre in Italia e all’estero (USA, Giappone, Francia). E’ stata la vincitrice del concorso d’arte Barberart di Nizza Monferrato ed è stata selezionata per la partecipazione alla IV Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea di Ferrara. Di recente è stata finalista al Concorso Nazionale di Narrativa per Ragazzi: "La Casa della Fantasia" indetto dalla Biblioteca Pubblica e Casa di Cultura "Fondazione Achille Marazza".
La Mostra inserita nel Progetto "Donne in Arte" ha ricevuto il patrocinio della Provincia di Pisa e del Comune di Pisa.
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Per la prossima stagione artistica sono in programmazione numerose mostre personali e collettive.
Il CentroArteModerna collabora inoltre con Enti Pubblici e Associazioni e Privati per la realizzazione, organizzazione e
cura di manifestazioni artistiche e culturali e partecipa alle Giurie di numerosi Concorsi d'Arte.
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