Giordano Garuti


Giordano Garuti nasce a Modena nel 1930 e all’età di 12 anni si trasferisce a Cremona, dove tutt’ora abita e lavora. A soli 16 anni raggiunge il Belgio dove svolge un lavoro in miniera. Poiquello di tornitore in Sudamerica. Ma la sua vita romanzesca fatta di lavoripiù diversi lo fa approdare nel 1952, in Amazzonia. Qui si addentra nellagrande foresta, camminando per tre lunghi mesi, a piedi nudi, perraggiungere un villaggio di Indios Ciama, e qui diventa cercatore d’oro. Le vicende lo portano a partecipare alla rivoluzione socialista contro ilgoverno militare in Bolivia. Esplorando la montagna del Diavolo, «Il Niru»,trova una costruzione monolitica con mura alte tre metri, nascosta fra unafitta vegetazione (questa città dell’impero Inca è stata scoperta ‘ufficialmente’ venti anni dopo, nel 1975, da due inglesi) attualmenteindicata dalle cartine «Ruinas des los Sincas».Ritornato a Cremona, dopo una breve sosta, Garuti va in Africa, nel 1969,per restare quattro anni nel Niger. Inizia a dipingere, organizza mostre ediventa collezionista di sculture primitive. Ritornato nella nostra città, svolge l’attività di restauratore e da autodidatta inizia ad apprezzare lagrande pittura del passato e ricerca in essa una sua personalità. Garuti è un poeta solitario raccolto nell’aura del silenzio del suo studio.
Pittore surrealista-simbolista di grande intensità, haelaborato il suo mondo fantastico dove abita la sua forte personalità. Lasua formazione, quella di restauratore, appare evidente nelle grandi telecosì sapientemente strutturate. Gli effetti sconcertanti delle differenti realtà dei piani figurali delle sue composizioni, coinvolgono lo spettatore in una dimensione atemporale. L’innesto del metodo narrativo completa l’evoluzione in atto nelle figurazioni che giungono, a volte, fino all’astrazione. Dalla sua vivida immaginazione risorgono mitici cavalieri antropomorfizzati con i loro cavalli, il tutto filtrato in un linguaggio personalissimo che ripercorre lanostra memoria storica. Questo spaesamento ci porta in un vortice di un viaggio iniziatico potentemente ricreato. Come in un sogno premonitore o inuna visione enigmatica, vediamo proiettarsi sulla tela immagini apocalittiche dove passato, presente e futuro paiono fondersi prospettando l’essenza della vita. Garuti ha racchiuso in sè i valori più alti dell’uomoe proprio attraverso la sua arte comunica agli altri il suo immaginario. Lasua è un’arte visionaria e simbolica: entriamo nell’ambito degli enigmicolti di Picabia e di Magritte, nei giochi di ludica scomposizione linguistica saviniani.