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Fabio Ballarin
Come ha scritto in una nota critica di Charles Randall Holden (Councilor, Evaluation Division, Unesco)
“Fabio Ballarin considera l’arte come una forma suprema di comunicazione.
Sostiene che l’arte “si compie” quando il pubblico prova “il brivido della comunicazione”, c
ome se l’inconscio dell’artista tocchi direttamente l’inconscio dello spettatore, qualunque
esso sia...Ballarin trova nel marmo il simbolo delle forze oggettive della Natura cui fanno da complemento le forze soggettive dell’Uomo espresse dalla ‘dinamica dell’azione’.
La sua scultura scaturisce dalla ricerca dell’equilibrio di queste due forze...
Nell’acciaio inossidabile lustrato a specchio, Ballarin gioca col fascino degli
spazi metafisici creati dal riflesso. Lo specchio è un duplicatore virtuale come un magico caleidoscopio...Più recentemente, gli impulsi di ricerca di Fabio Ballarin sono diretti ai materiali nuovi, anche eterogenei e disparati, capaci di esprimere in osmosi e metamorfosi, le plasticità permettenti di correlare la natura del mezzo a quella del messaggio. Ma anche nelle più recenti installazioni, le forme rimangono libere e fluide, acquistando profili cangianti secondo la posizione e la luce.”
"Pentito di aver studiato da ragioniere, rassegnato al mio passato d’economista e
meravigliato di essermi trasformato in scultore, la mia ambizione per il futuro è
di non essere preso troppo sul serio", dice di se stesso Fabio Ballarin.
Nel 2006 Ballarin elabora il concetto di "Arte Concgetturale" nell'intervista che segue.
CONVERSAZIONI SULL’ARTE CONGETTURALE
(Nel resto di questo testo userò le lettere A.C. come abbreviazione di ‘arte congetturale’)
Prima conversazione
1. D Cosa intende per A.C.?
R. Uso l’espressione A.C per connotare quegli “oggetti artificiali non giustificati” che inondano manifestazioni biennali, esposizioni, riviste d’arte, gallerie, ecc da molti anni ormai. Davanti a questi lavori tiro un ‘boh’ di rassegnazione. L’empirismo che mi anima mi ha portato a coniare il termine A.C. per qualificare questa classe di opere verosimili ma non del tutto convincenti che mi sento di assolvere solo per ‘insufficienza di prove”.
2.D. Sta ovviamente riferendosi a tutta la produzione contemporanea ?
R. No Parlo come scultore e mi riferisco esclusivamente ai lavori plastici;
ispirati alla approccio ‘e vai…’(“just do it” in inglese) in tutte le sue forme.
Sia chiaro che sarebbe un’impudenza condannare in blocco tutti i lavori plastici attualmente prodotti. Non godo essere negativo. Al fine di rimanere generoso, ho preferito adottare un atteggiamento dubitativo al quale do forma coniando l’espressione A.C...
3.D.. Potrebbe spiegarci il perché di questo suo atteggiamento che lei suppone acritico, ma che acritico non è ?
R. Sostengo che “l’artista nasce critico”, anzitutto di se stesso.
Credo che la nozione di POP ART abbia fornito una ‘libertà incondizionata’ ad un delirio creativo
per cui “tutto è possibile, tutto é permesso’. La negligenza e la trivialità che si sono instaurate nelle arti plastiche da mezzo secolo a questa parte nuocciono profondamente sia al senso autocritico dell’artista che a quello del critico professionale.
4 D. Ritorniamo al concetto di A.C. Cosa lo ha spinto a sviluppare tale concetto?
R. Stanco e sazio di vedere opere che mancano di originalità, sciatte e mal fatte
e non sentendomi di abdicare le mie facoltà critiche, ne di mancare di apertura di spirito o di ragione ospitale, mi è sembrato opportuno, quanto doveroso, aprirmi alla speranza, ma non alla certezza, che a fronte di questi “oggetti artificiali non identificati” di arte si tratti, dato che in qualche modo hanno superato il vaglio di una selezione ed a una susseguente esposizione al pubblico...
5.D. Ritiene, dunque, che ci sia un bisogno di rinnovamento?
R. Sostengo che la scultura "facile, efficace, piena di trovate lucrative, fatta per essere fotografata, sia ormai convenzionale. Mi considero libero da qualsiasi illusione che ciò che verrà fatto domani sia intimamente differente da ciò che si fa oggi. Comunque sia, mi auguro che applicando maggior e miglior critica le opere che vedremo esposte negli anni a venire siano più appassionanti, più varie, più lucide, forse più degne della nostra amicizia!
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